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«I sindacati non hanno tutelato gli operai»

«I sindacati non hanno tutelato gli operai»

Il comitato Ambiente e Salute replica a Cgil e Cisl sul progetto di riconversione dell’Alce

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BAGNI DI LUCCA. Non sembra volersi placare il dibattito intorno alla vicenda Alce dopo che Futuris ha rinunciato all’asta per i certificati verdi. A parlare oggi è il comitato Ambiente e Salute che ha deciso di ribattere colpo su colpo alle accuse mosse nei suoi confronti dai sindacati.

«I rappresentanti e funzionari di Slc Cgil e Fistel Cisl – esordisce il comitato – rimpiangono i tre mancati inceneritori di Diecimo, Fornoli e Gallicano. Il futuro che costoro ipotizzavano era evidentemente quello di una Valle degli inceneritori: uno sviluppo industriale da terzo mondo, non certo “l'idea progettuale di uno sviluppo sostenibile”, come costoro sostengono. Non è un gran progetto sindacale quello che garantirebbe arricchimento per pochi a scapito del depauperamento di un territorio, sia dal punto di vista ambientale-sanitario che economico e occupazionale; la sparata poi dei 250 posti di lavoro per la Valle è prova di totale disattenzione ai dati reali».

Preme ricordare, proseguono i membri del gruppo ambientalista, «che “i comitati che accusano i sindacati” sono quelli che si sono formati per interesse della popolazione negli anni 70, quelli che rappresentano migliaia di persone, che hanno sottoscritto negli anni appelli alle istituzioni e che si sono messi le mani in tasca per finanziare le proprie battaglie. Sono quelli che a loro spese commissionarono al prof. Barale le prime analisi dell’aria nella zona per capire la causa delle tante morti di tumore anche tra i giovani e gli operai, e che si sono avvalsi della perizia giurata del dottor Stevanin relativa sempre alla qualità dell’aria nei due Comuni».

Per i comitati il progetto Alce si poggiava unicamente sugli incentivi statali per realizzare profitti privati con pochi dipendenti a danno di un vero sviluppo del lavoro e del territorio». I sindacati, continua il comitato, «hanno realizzato all’ingresso dell’azienda un presidio non a tutela dei lavoratori ma negli interessi preminenti dei padroni che, senza ostacoli, hanno potuto vendere la cartiera e dismettere la lavorazione del tannino; lavorazione che non compariva neppure nell’oggetto sociale di Biomasse del Serchio. I sindacati non hanno dunque tutelato i lavoratori e neppure sono stati attenti nel controllo del grande “piano industriale”, pieno di falle e incertezze. I sindacati evitino di attribuire ad altri le proprie responsabilità e incapacità a rappresentare il mondo del lavoro». (c.l.)

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