Sicurezza
Giovane sfregiato in città, in quattro sono a giudizio
Ritenuti vicini all’area dell’estrema destra, sono accusati di aver partecipato all’aggressione di un ragazzo del centro sociale Torpedo nella Notte Bianca 2013
LUCCA. A giudizio il 27 ottobre davanti al gup quattro giovani, ritenuti dalla polizia vicini all’area della estrema destra, accusati dalla Procura di aver picchiato un esponente del centro sociale Torpedo durante la Notte Bianca del 25 agosto dello scorso anno. Davanti al giudice compariranno Marcello Bernardini di 20 anni, di Castelnuovo, Francesco Cosmi (19) di Lucca, Marco Lovi (21) di Lucca e Tommaso Vettori (20) di Lucca. Per Cosmi e Lovi le posizioni paiono più defilate. Gli indagati saranno giudicati con il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena.
L’episodio aveva lasciato a Silvio Lucchesi, 23 anni, di Tempagnano, una cicatrice sulla guancia sinistra lunga sette centimetri e un'altra di un centimetro e mezzo sul labbro superiore. Ferite inferte - sostiene la Procura - da Bernardini che per picchiare aveva usato una bottiglia di vetro rotta. I cocci della bottiglia infranta erano diventati una terribile arma, che aveva causato al giovane di sinistra lesioni giudicate guaribili in 32 giorni.
La lite sfociata nell’aggressione era avvenuta in via San Giorgio, in pieno centro storico e a due passi dal Fillungo, davanti al Caffè Ristretto. Quella sera, un appuntamento di festa per migliaia di persone che avevano invaso pacificamente la città per godersi i tanti eventi in programma, un'ordinanza del sindaco aveva imposto il divieto di somministrare bevande alcoliche e quindi nessuno poteva acquistare la bottiglia in centro. Secondo polizia e carabinieri fuori dal bar Vettori per motivi di rancore personale e odio politico aveva sferrato un cazzotto a Michele Palagi, in cui difesa era intervenuto Lucchesi. Che era stato a sua volta colpito con la bottiglia al viso. Tre settimane prima c'era stata una scazzottata tra Vettori e Palagi per ragioni di natura politica proprio fuori dal bar Caffé Ristretto. E covava un forte rancore personale.
Dagli accertamenti eseguiti e dalle testimonianze raccolte il ragazzo di sinistra avrebbe apostrofato l'antagonista politico con la frase: «Che ci fai ancora qui?». Tanto sarebbe bastato per scatenare la reazione del diciannovenne che con un pugno aveva colpito il «nemico».
Si era scatenato l'inferno e Lucchesi era stato ferito al volto. Secondo le testimonianze assieme ai due «attori» principali c’erano gli altri due che avrebbero spalleggiato gli esecutori materiali tanto che sarebbero stati visti fuggire tutti assieme. Dai verbali era emerso anche il danneggiamento di una macchina della madre di un ragazzo del gruppo Torpedo che si trovava al Caffé Ristretto al momento dell'aggressione.
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