La manifestazione
Piazza del Carmine il bus non passa più e la rabbia esplode
La fermata è stata soppressa con l’arrivo delle linee Lam Ora la zona è deserta, i negozi semivuoti: scatta la petizione
LUCCA. «Siamo delusi, arrabbiati. Ci hanno tagliato le gambe, siamo stati ancora una volta messi da parte, dimenticati».
Esplode in un coro di polemiche la rabbia dei residenti e dei commercianti di piazza del Carmine, dopo la soppressione della fermata della navetta di fronte al mercato, a seguito dell’introduzione delle nuove linee ad alta mobilità. «Ci sentiamo presi in giro – commenta Roberto Cortopassi dall'omonima macelleria – parliamo di riqualificare l’area, di farla tornare a splendere come una volta, ma se togliamo un servizio del genere, allora mancano i presupposti. I clienti si lamentano e domandano a noi titolari di fare qualcosa. Del resto, quella era una linea attivissima che conduceva in città moltissime persone, soprattutto di una certa età. È vero che la fermata di fronte alla Madonna dello Stellare, non è esageratamente distante, ma per gli anziani che devono portare le borse della spesa anche pochi metri fanno la differenza».
Difficile, per molti di loro, fare i conti con i cambiamenti e accettare di non scendere più nel fulcro del centro, in quella zona dove tutto era vicino, a portata di mano, in quel tratto da cui, riprendendo lo stesso mezzo pubblico dell’andata, era comodo tornare a casa, senza percorrere troppa strada a piedi. «Ho visto un signore col bastone aspettare di fronte alla vecchia fermata – racconta Alba Carnicelli che, pur abitando dentro le Mura e, non usufruendo del servizio, ne sottolinea la necessità –. Mi sono avvicinata e l’ho avvertito che avrebbe atteso invano. In risposta, se ne è andato sconsolato e scuotendo la testa. La fermata era un punto di riferimento per tutti: hanno fatto un grosso sbaglio a cambiare le cose, hanno tolto il fiato alle persone e alle attività. Dobbiamo far sentire la nostra voce, organizzare una raccolta firme perché tutto torni come prima. Cosa deve fare la gente sola che vuole spostarsi? Non può doversi affidare per forza a una badante che la porti in giro o essere costretta a chiamare il taxi con tutti i costi che ne conseguono».
Una prospettiva a cui nessuno vuole pensare, visti i tempi di crisi e le spese quotidiane a cui è già difficile far fronte, come spiega Marisa Riccomini. «Abito nelle vicinanze, ma mi capita di dovermi muovere anche per andare all'ospedale. Sono anziana e non ho nessuno che possa aiutarmi. Percepisco 780 euro di pensione, 420 dei quali mi vanno nell'affitto. Qualcosa devo tenere da parte per mangiare, non posso pensare di dover spendere anche per il taxi».
Secondo i commercianti, sono bastati pochi giorni dall'entrata in vigore delle nuove linee del trasporto pubblico perché il calo delle vendite si facesse sentire. Il flusso dei consumatori sembra essere diminuito vertiginosamente e anche il giro d’affari, al punto che Pierluigi Pellicciotti della Polleria di piazza del Carmine, definisce questa zona «un cimitero». «Ci hanno isolati – dichiara – e adesso non vediamo più nessuno. Già il lavoro è quello che è, questa proprio non ci voleva». Del resto, come confermano anche dal supermercato Despar, erano tantissimi gli utenti che usufruivano di questa fermata. «I clienti di San Vito e Pontetetto ora non vengono più – spiega Samantha Nicoletti – e la diminuzione delle vendite può già dirsi evidente. Vogliamo che venga ripristinato il servizio: fanno tanto per riqualificare l’area e poi finiscono per bloccarne l’accesso».
Una decisione che, secondo i titolari degli esercizi nella zona, finirà «per dare il colpo di grazia a un commercio, in diversi casi, già moribondo». Intorno infatti non è difficile imbattersi in persone arrabbiate. Qualcuno ha optato per ridurre la frequenza delle visite in città, altri hanno dovuto stravolgere le abitudini. Come racconta Ernesto Caiazzo che gestisce, con la moglie Monica Marcone, il bar del Sole. «Gli stessi che ogni mattina venivano a prendere il caffè prima di andare a fare la spesa, l’altro giorno si sono avvicinati per salutarmi». «Non so se ci rivedremo – hanno detto – con le modifiche al trasporto pubblico, queste attività restano per noi fuori mano». Un piano da rivedere prima possibile per i coniugi Caiazzo, un provvedimento che si traduce in spinta ad andare indietro e non avanti. «Hanno motivato la scelta dicendo che i bus sarebbero stati troppo grandi per passare di qui, eppure ogni giorno vedo camion transitare senza problemi. Se la ragione fosse stata questa, sarebbe bastata una navetta elettrica, di quelle più piccole. La verità è che si fanno distinzioni tra zona A e zona B. Noi veniamo dopo gli altri, ignorati, trascurati».
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