Il Tirreno

Lucca

Lo stress mina gli alberi che diventano un pericolo

di Fabrizio Tonelli
Lo stress mina gli alberi che diventano un pericolo

L’agronomo Lunardini (Opera delle Mura) spiega i motivi dei numerosi crolli «Per 40 anni manutenzione inadeguata e in città le piante soffrono la luce»

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LUCCA. Come si fa a vedere un albero come un pericolo, come si fa a considerare un possibile nemico il suo fusto, i rami pieni di foglie, quell’ombra al cui fresco è bello stare nei caldi giorni dell’estate? Come si fa a immaginare che possa addirittura attentare alla nostra vita? Eppure è successo e potrebbe succedere ancora.

A Lucca, per fortuna, si è solo sfiorato il dramma che invece è avvenuto alle Cascine, con il ramo spezzatosi che ha ucciso nonna e nipotina. A Lucca, giovedì 12 giugno, la tromba d’aria ha letteralmente sradicato un cipresso dell’Orto botanico e l’ha fatto schiantare contro il tetto della casermetta San Regolo. Una botta spaventosa, tanta paura ma nessun ferito, nessuna conseguenza per le persone.

Un campanello d’allarme, una spia rosso fuoco, che ha riportato l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni degli alberi delle Mura: 3.600 piante censite nel 2005, fra cerchia e circonvallazione, una parte delle quali, qualche decina, è tenuta sotto stretta osservazione.

Lo conferma Francesco Lunardini, agronomo, consulente e componente dell’Opera delle Mura, che ricorda come l’ente già prima del 12 giugno avesse iniziato il lavoro per l’aggiornamento di quel censimento di nove anni fa.

Ma come si fa a scoprire se un albero è malato, se ha bisogno di cure, se può rappresentare una insidia?

«Noi - spiega Lunardini - usiamo una metodologia che è quella codificata dalla Sia, la Società italiana di arboricoltura e che è stata messa a punto dall’Isa, l’organismo internazionale. Di fatto prima si procede con una indagine a vista che ci consente di capire se ci sono situazioni da approfondire. Una prima diagnosi dalla quale si passa eventualmente a una indagine strumentale che verifica la resistenza del legno».

Ci vuole un esperto, ovviamente, un bravo esperto. Perchè se l’esame delle cavità, degli scortecciamenti può dare una indicazione, è anche vero che ogni pianta si comporta diversamente e la risposta che viene dal leccio non è la stessa del tiglio, del platano o dell’olmo.

«Poi - aggiunge Lunardini - c’e anche quello che non si vede, ovvero la parte sotto terra. Molte volte gli alberi non si spezzano ma si ribaltano: questo accade perchè le radici sono marce. Questo è uno dei primi aspetti che abbiamo preso in considerazione e all’Orto botanico è già stata avviata la cura. Se la tromba d’aria si fosse verificata qualche mese dopo probabilmente non avrebbe provocato gli stessi danni».

Il censimento, la valutazione delle condizioni degli alberi è una operazione lunga e costosa. «Noi - dice Lunardini - e per noi intendo il Cda dell’Opera delle Mura lo sapevamo già, ora tocca alla popolazione prendere atto del fatto che con gli alberi non si può scherzare. L’1% delle piante delle Mura è a rischio, la percentuale sale se si prendono in considerazione gli alberi che si trovano lungo la circonvallazione e per i quali abbiamo dato un incarico a due laureati».

C’è però un punto, un aspetto che sta particolarmente a cuore all’agronomo.

«A partire dagli anni Settanta, il criterio di gestione degli alberi - spiega Lunardini - è stato quello dell’abbassamento dei costi, alzando invece i giri delle motoseghe. Le piante sono state mutilate, indebolite, sono state esposte di più alle malattie. Sono stressate perchè non vivono mai la notte a causa dell’illuminazione pubblico. Se l’albero di un bosco ha una vita di 100 anni, lo stesso albero in città non resiste più di 60-65 anni».

E collegato a questo aspetto c’è quello della qualità degli interventi.

«La logica del massimo ribasso - afferma Lunardini - è negativa. Non possiamo dare appalti a personale non esperto, non basta saper accendere una motosega, bisogna conoscere come e quando intervenire. Per esempio non si possono fare interventi di potatura fuori stagione, si rischia di aggravare la situazione».

Molti comuni, quelli più sensibili a queste tematiche, si dotano di regolamenti del verde che prevedono pesanti penali per le ditte che non eseguono correttamente interventi sugli alberi.

L’Opera delle Mura sta facendo pressioni sul Comune di Lucca perchè si muova in questa direzione. L’Opera teoricamente ha la gestione di tutte le aree verdi cittadine e i problemi da affrontare non sono pochi e richiedono risorse importanti.

Con la Regione è avviato l’iter per arrivare, si spera in tempi molto brevi, alla firma di un documento, un protocollo d’intesa, che dovrebbe portare a uno stanziamento importante per gli alberi di Lucca.

«Voglio sottolineare - conclude Lunardini - che gli alberi costano e hanno bisogno di manutenzione che va fatta da personale qualificato. Ed è importante pianificare gli interventi, adottare dei piani di gestione, una vera e propria agenda di lavoro e non intervenire una tantum».

Insomma anche le piante richiedono attenzione, cura e passione per essere maestose e in salute e non rappresentare un pericolo per la popolazione. Intanto oggi, tre settimane dopo la tromba d’aria, riapre l’Orto botanico, messo in sicurezza in attesa di rimarginare tutte le ferite.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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