Il Tirreno

Lucca

LA SCHEDA

di Flavia Barsotti

LUCCA. Dalla stecca di sigarette alla colazione al bar, fino alla spesa quotidiana al panificio o all' alimentari passando per la fattura dell’idraulico o per la parcella del medico: ormai sopra i...

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Dalla stecca di sigarette alla colazione al bar, fino alla spesa quotidiana al panificio o all' alimentari passando per la fattura dell’idraulico o per la parcella del medico: ormai sopra i trenta euro, nessuno potrà più rifiutare la moneta elettronica. A poco sembra essere servito il coro di polemiche a cui, nei giorni scorsi, si erano associati anche i titolari di molti esercizi lucchesi: è scattato ieri mattina, fra dissenso e malumore, l’obbligo per commercianti, professionisti e imprenditori di dotarsi del Pos e di accettare i pagamenti con bancomat e carta di credito per importi superiori a quella cifra.

«Verso 10 euro al mese solo per l’affitto della macchinetta – dichiara Lorenzo Bacci dal negozio “Le belle arti” mentre ci mostra i documenti che lo attestano – a questi si sommano i costi di commissione applicati ad ogni transazione. I problemi non dipendono tanto dalla legge in sé, ma dalle banche che non ci vengono incontro. Del resto, per i turisti questa è la normalità, al punto da richiedere l’ operazione anche soltanto per sei euro. Cosa dobbiamo fare? Perdere la vendita? Con i tempi che corrono, non possiamo permettercelo».

Per qualcuno infatti che sceglie di adeguarsi e di offrire il servizio, c’è anche chi si domanda se questo convenga davvero. Le tariffe applicate all'uso del Pos, sulla vendita di prodotti a prezzo modico rischiano, secondo molti commercianti, di ridurre al minimo il guadagno, facendo talvolta sfiorare la perdita. Per questo, nonostante l’entrata in vigore della nuova legge, in città troviamo chi ancora non si è messo in regola e chi, addirittura, non sembra avere intenzione di farlo.

«Mi devo ancora adeguare – afferma Beppe Lorenzini dalla sua edicola in via Fillungo – vado in ferie a metà luglio, vedrò di pensarci a settembre. Le spese che ne conseguono sono troppe, sia annuali che mensili e, specialmente per un’attività come la mia, si rivelano superflue, non solo perché qui è difficile spendere più di trenta euro, ma anche perché è tutto registrato. E’ soltanto un ulteriore aiuto per le banche e, dal momento che non è prevista, almeno per adesso, una sanzione, non mi sono preoccupato di provvedere».

Come lui, sono molti i proprietari di esercizi che hanno adottato questa strategia.

«Perché installare l’ apparecchio se tanto non corro il rischio di essere punito? – si domandano dal Caffè Puccini di via Fillungo – Per quanto mi riguarda non vedo che senso possa avere dotarmi del Pos. E’ raro che per una colazione un cliente spenda trenta euro: una comitiva di dieci persone raggiungerebbe all'incirca i ventidue. Non dimentichiamo inoltre che io ho bisogno di contanti: ogni mattina, si presentano i fornitori con i prodotti freschi. Con cosa pago il latte o la mozzarella se in cassa ho solo ricevute del bancomat?».

Anche coloro che già ne dispongono, del resto, non mancano di evidenziarne i disagi. «Lo tengo per offrire un servizio in più – spiega Stefano Cinquini titolare di un banco situato nella Piazzetta del libro – ma soprattutto in inverno quando mancano i turisti, pur non utilizzandolo, mi trovo a doverne pagare l’affitto per niente. Non c’è nulla di positivo in questa legge, va solo a colpire il piccolo commercio».

Nel corso della prima giornata comunque, stando ai racconti dei negozianti del centro storico, tutto sembra essersi svolto tranquillamente. Merito forse anche della scelta del lunedì come momento di avvio, quando il flusso di persone in città è meno consistente e, la mattina, molte attività restano chiuse, ma già c’è chi si domanda se tutto questo, nelle prossime settimane, potrà dare luogo a discussioni o incomprensioni fra clienti e venditori. E se da una parte, chi lavora per lo più con gli stranieri, non manca di sottolineare l’importanza di questo servizio, certo, dall'altra, per tutti dovrebbe trattarsi di una libera scelta. Fra loro, c’è il titolare de La Boutique dei golosi di via San Paolino, che ammette di accettare di buon grado la moneta elettronica anche di fronte a importi di soli cinque euro. «Oggi se vuoi lavorare, il bancomat è necessario – sostiene anche Giorgio Foli di Luce Ombra in via Santa Lucia – questa nuova norma non cambia la nostra politica. Qualsiasi sia la cifra, qui è possibile pagare con la modalità che si preferisce».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze