Il Tirreno

Lucca

Morì per droga, preso il presunto pusher

Svolta nell’inchiesta sul giovane trovato cadavere vicino a porta S. Pietro: in manette un marocchino e un suo “aiutante”

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LUCCA. È in una cella del carcere di San Giorgio il presunto spacciatore che avrebbe fornito a Manuel Petri, trovato morto per overdose vicino al sottopasso davanti a porta San Pietro, la dose fatale. Petri, di S. Concordio, aveva solo 25 anni e un passato difficile che cercava di dimenticare costruendosi una nuova vita. Aveva anche trovato lavoro, ma i suoi sogni si erano infranti per una dose altamente tossica di eroina che lo aveva ucciso nella notte tra il 20 e il 21 maggio.

Adesso i carabinieri, coordinati dal pm Elena Leone, hanno arrestato un marocchino indicato come il fornitore della droga che aveva causato - come concordano i periti nominati dalla Procura - il decesso. Il professor Mario Giusiani dell’università di Pisa e il medico legale Stefano Pierotti ritengono infatti che il decesso di Petri sia stato causato da una overdose. In galera è finito anche un “aiutante” del pusher. Di sicuro i carabinieri e la Procura hanno inferto un colpo durissimo allo spaccio di droga che la banda criminale vendeva nella zona della stazione ferroviaria, a porta S. Pietro, porta Elisa, sulle Mura nei pressi del baluardo San Colombano.

Tra i clienti, tossici noti alle forze dell’ordine, ma anche tanti insospettabili che acquistavano eroina, hascisc, marïjuana, cocaina.

In carcere Omer Boumardasse, marocchino di 35 anni, residente a Lucca, che era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Sarebbe stato lui, quella tragica sera, a fornire eroina a Manuel e a un’altra persona - un lucchese di 25 anni - che si trovava con lui.

Dopo essersi iniettati la droga, i due si erano divisi. L’altro uomo era entrato in città, per poi sentirsi male davanti all’ex tribunale, nella zona della gelateria La Veneta. Soccorso dai passanti e dal personale di alcuni locali che avevano fatto accorrere un’ambulanza, dopo essersi ripreso aveva inutilmente tentato di contattare con il telefonino Petri per sapere quali erano le sue condizioni di salute: lo aveva chiamato sette volte, senza mai avere risposta. Petri, infatti, nel frattempo, aveva avuto il malore fatale nel sottopasso di San Concordio e lì era rimasto, senza che nessuno si accorgesse della sua presenza e potesse aiutarlo. A trovarlo ormai morto alle 7 del mattino seguente, era stato un passante che aveva dato l’allarme. Le indagini dei carabinieri si sono sviluppate sentendo testimoni, utilizzando le telecamere di sorveglianza e disponendo intercettazioni telefoniche. Decisiva la scoperta che, nel parcheggio del Campo di Marte, spacciava un tunisino di 42 anni, Abderraikos Maalloui, che vive nel quartiere di San Marco e che riceveva le dosi direttamente da Boumardasse il quale a sua volta si riforniva nella zona di Livorno.

Dopo l’arresto in flagranza di Maalloui (aveva ceduto due grammi di eroina e cocaina suddivise in palline colorate e nel suo appartamento aveva altro stupefacente), Boumardasse conscio che qualcosa stava andando storto si era barricato in casa, dove è stato trovato dai carabinieri andati ad arrestarlo. Nel suo alloggio che fungeva da base operativa per il traffico di droga i militari hanno sequestrato una quindicina di dose di vari tipi di droga.

Secondo gli inquirenti dell’Arma, che hanno operato trovando massima collaborazione da parte della polizia, Boumardasse e i suoi pusher - l’inchiesta non è finita, si cercano gli altri componenti dell’organizzazione - operavano da mesi in città. Mancavano però le prove, che sono adesso arrivate. Il pm Leone ha chiesto la gip la convalida delle misure cautelari per i due extracomunitari.

Per entrambi le accuse sono di detenzione di droga ai fini di spaccio e, per il solo Boumardasse, di morte come conseguenza di altro reato.

Duccio Casini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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