La manifestazione
«Due figure venivano verso di noi»
Tentato omicidio, la testimonianza della donna contesa da Barsotti e Spano
LUCCA. Rossano Barsotti avrebbe potuto essere salvato dal pestaggio che lo ha ridotto in fin di via. Lo si apprende leggendo l'ordinanza del giudice delle indagini preliminari che ha disposto gli arresti domiciliari per Angelo Spano, l'uomo accusato di tentato omicidio nei confronti di quello che considerava il rivale nella sua relazione con la baby sitter con la quale conviveva. La stessa donna che venerdì sera ha dato appuntamento a Barsotti facendogli credere che si sarebbero visti, come al solito, ma in realtà agendo su indicazioni di Spano che le aveva assicurato di voler solo «chiarire il suo reale interessamento nei miei riguardi ed il desiderio di costruire una vita insieme».
Il racconto. Casina rossa, intorno alle 23 di venerdì 20. Barsotti e la donna della quale è innamorato nell'auto di lui, Angelo Spano nascosto nell’oscurità. «Ho avuto necessità di un bisogno fisiologico - racconta la baby sitter - Sono andata dietro la macchina a pochi passi da Rossano e lì, in un cono d'ombra, mentre stavo per abbassarmi i pantaloni, ho visto giungere velocemente due figure, una della quali era Spano. Mi sono spaventata ed urlando sono scappata». Lo scenario è cambiato in un attimo. Tanto da spaventare la donna. «Sia Angelo che l'altra persona - racconta - che non sono riuscita a vedere in viso, venivano di corsa verso di noi. Angelo è perfino caduto prima di raggiungerci. Questo è quello che ricordo, perché sono fuggita consapevole che stessero per picchiare Rossano». Dopo la fuga la pausa-bottiglietta al posto della telefonata che avrebbe evitato a Barsotti l'ospedale e Spano la galera: «Sono uscita da quella via buia a bordo della mia auto ed ho ripercorso il tragitto a ritroso. Raggiunto l'incrocio con la via di Nozzano, mi sono fermata e ho bevuto un sorso d'acqua. Poco dopo ho visto giungere Angelo che è salito in macchina». Spano è di poche parole: «Ha avuto quello che si meritava» dice alla compagna. I due vanno a Navacchio: «Non so per quale ragione - continua - Angelo abbia dovuto consegnare a quell’ora degli strumenti da lavoro». Poi si fermano in un bar di San Lorenzo alle Corti e bevono del prosecco. Alla domanda se Spano l'abbia minacciata, la donna nega. Ma racconta di essersi trovata a «vivere una condizione di sudditanza psicologica della quale mi rendo conto solo ora». E' questo il motivo per cui farà tutto quello che Spano le chiederà nelle ore successive al pestaggio di Barsotti. Al cui cellulare viene inviato il messaggio «Perché non sei venuto? Grazie, ti amo ugualmente, il cel è acceso…» che avrebbe dovuto servire a costruire un maldestro alibi. Ed è per la stessa sudditanza che la donna lava gli abiti usati da Spano la notte dei fatti: una tuta ginnica nera che finisce in lavatrice assieme alle lenzuola macchiate dal ciclo mestruale di lei. (d.f.)
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