Il Tirreno

Lucca

PRIMO INDIZIO: le chiavi

di Luca Tronchetti e Donatella Francesconi

LUCCA. Il tormento della gelosia non lo abbandona per mesi e quando scopre che l’amico ha davvero una relazione con la sua donna il risentimento si trasforma nell’istinto più bestiale che lo porta a...

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LUCCA. Il tormento della gelosia non lo abbandona per mesi e quando scopre che l’amico ha davvero una relazione con la sua donna il risentimento si trasforma nell’istinto più bestiale che lo porta a un passo dal commettere un delitto. Angelo Spanu, 39 anni, operaio, da mezzanotte di sabato si trova rinchiuso nel carcere di San Giorgio con l’accusa di tentato omicidio nei confronti dell’ex amico Rossano Barsotti, 44 anni, autotrasportatore di S. Anna che sta lottando contro la morte in rianimazione all’ospedale Cisanello. L’indagato davanti al sostituto procuratore Antonio Mariotti si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma già oggi di fronte al gip Silvia Mugnaini la strategia difensiva potrebbe cambiare. E l’operaio è pronto a raccontare la sua verità: voleva dare una lezione a quello che riteneva un amico e che invece tentava di portargli via la donna, ma non pensava certo di fargli male al punto di poterlo uccidere.

Una verità che a procura e carabinieri non basta. Perché le testimonianze raccolte sono coincidenti e concordanti (dalla compagna dell’aggressore divenuta oggetto della «moderna tenzone» al vicino di casa che per ultimo ha parlato con l’ex paracadutista), i fotogrammi dei filmati estrapolati dalle telecamere dislocate vicino alla piscina e lungo la via Pisana non lasciato adito a dubbi, le ferite alle nocche della mano destra in cui è come impresso il calco di un dente mal si conciliano con il racconto fornito e legato a «graffi» riportati togliendo dei pruni in giardino e infine i sequestri (cellulari, auto della vittima dell’aggressione ecc.) operati dai militari del nucleo investigativo vanno nella direzione di un’azione premeditata e operata con violenza feroce e inaudita.

La premeditazione. Per l’accusa l’indagato, una volta compiuta l’azione criminosa, non ha avuto un briciolo di pietà lasciando agonizzante il rivale in un luogo buio e isolato - come quella stradina vicino al fiume accanto all’ex Casina Rossa - senza un successivo ripensamento (una telefonata, anche anonima, per segnalare la presenza di una persona ferita in quel luogo) e cercando di occultare le prove visto che i documenti dell’autotrasportatore e il suo cellulare sono stati rinvenuti dagli addetti della piscina Reset H20 gettati dietro a dei cespugli forse per ritardare l’identificazione della persona aggredita.

Non solo. Per la procura Spanu ha cercato di precostituirsi un alibi sostenendo di essere andato a bere qualcosa con la sua compagna in un bar a Pisa, ma ha fornito orari perfettamente compatibili con il momento dell’aggressione.

I complici. Per uscire dalla gravissima situazione in cui l’operaio si è cacciato serve una confessione più ampia e dettagliata. Specie in relazione all’eventualità che ad agire non sia stato da solo, ma con la complicità di una o più persone.

Vero che le lesioni riportate da Barsotti sono compatibili con l’azione di una sola persona. Ma la frattura scomposta della gamba sinistra procurata all’ex parà quando era già sdraiato a terra ed inerme e lo sfondamento della mascella destra e delle orbite oculari - unito alle gravissime lesioni craniche che hanno provocato una vasta emorragia cerebrale - fanno pensare ad un’azione compiuta da più persone. E magari con l’uso anche di mazze o bastoni usati per colpire il malcapitato che, oltrettutto, è alto e robusto contrariamente al suo assalitore.

La parola all’avvocato. «In un momento di gelosia ha perso il controllo di sé» David Zappelli, il legale versiliese consiglie comunale del Pd, è l’avvocato d’ufficio di Angelo Spanu. «Il mio assistito - dice - non pensava di avere fatto tutto il male che ha fatto. Ho incontrato Spanu questa mattina (ieri per chi legge, ndr) e credo proprio che dal gip si avvarrà della facoltà di non rispondere. Ma una cosa mi pare chiara, e ne abbiamo parlato proprio nell'incontro in carcere, che si è trattato di una gelosia che Spanu non ha saputo controllare». Zappelli si occupa spesso di vicende che hanno a che fare con la vita di coppie scoppiate: «I social network aggravano le situazioni. In questo caso il mio assistito si è sentito preso in giro da quel rapporto che la sua donna aveva instaurato con Barsotti che lui aveva presentato all'amico. Per non reagire come ha fatto Spanu serve un momento di coraggio con cui affrontare la situazione».

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