Il Tirreno

Lucca

Scoperto l’aggressore dell’ex parà in fin di vita

di Luca Tronchetti
Scoperto l’aggressore dell’ex parà in fin di vita

Accusato di tentato omicidio per le gravissime lesioni inferte al camionista Individuato poco dopo la mezzanotte dai carabinieri del nucleo investigativo

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LUCCA. L’aggressore di Rossano Barsotti, 44 anni, l’ex militare dell’Esercito pestato a sangue, ridotto in fin di vita e lasciato esanime in una stradina sterrata vicino all’ex Casina Rossa adesso ha un volto e un nome. E nei suoi confronti pende l’accusa di tentato omicidio. Procura e carabinieri sono convinti di aver chiuso il cerchio anche se al momento resta il massimo riserbo sulle generalità della persona incastrata dagli investigatori e sottoposta a misura restrittiva pochi minuti dopo la mezzanotte di sabato. Migliorano intanto le condizioni del ferito. L’autotrasportatore che vive in viale Puccini a S. Anna è stato sottoposto a un intervento chirurgico e le sue condizioni, dopo aver effettuato la tac, sono stabili. Ha riportato un trauma cranico molto esteso con emorragia cerebrale, la frattura scomposta della gamba sinistra e lesioni ed ecchimosi al volto. Il suo stato di salute non gli consente, al momento, di fornire un quadro esaustivo ai carabinieri del nucleo investigativo. È sedato e intubato e respira con l’ausilio dei macchinari. Quando i medici daranno l’okay verrà sentito dagli investigatori su particolari e modalità dell’agguato.

A tempo di record. Un fatto di una gravità inaudita maturato in un contesto ristretto e per motivi di natura passionale ha trovato la soluzione a tempo di record. In meno di 24 ore la procura della Repubblica con l’ausilio fondamentale dei militari del nucleo investigativo e della scientifica è arrivata all’autore del misfatto. Un segnale forte che testimonia l’impegno costante nella lotta al crimine affinché i reati più odiosi non restino impuniti e i casi che turbano l’opinione pubblica vengano risolti in tempi brevi e con la massima professionalità.

Dubbi da chiarire. Le lesioni riportate da Barsotti sono compatibili con l’azione di una sola persona. Ma resta da capire se l’assalitore abbia agito da solo o con la complicità di altre persone ancora ignote e se abbia usato bastoni, mazze o corpi contundenti o invece abbia affrontato il rivale a mani nude forte della sua tonicità muscolare. E gli investigatori dovranno capire se l’indagato per tentato omicidio sia fuggito senza prestare soccorso credendo che l’ex parà fosse morto oppure, dopo avergli dato una lezione, se ne sia andato lasciandolo esanime a terra in una pozza di sangue certo che di lì a poco si sarebbe rialzato e sarebbe risalito in auto per tornarsene a casa. E poi c’è da ricostruire il contorno della vicenda che vede stagliarsi sullo sfondo l’ombra della gelosia, un sentimento che rischia di trasformarsi in grave patologia e scatenare istinti bestiali. Di certo c’è - come confermerebbero i tabulati - che il luogo appartato dove sabato mattina alle 8 il bagnino della piscina Resert trovò il corpo agonizzante dell’ex parà era stato indicato come punto d’incontro per il «chiarimento notturno».

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