Il Tirreno

Lucca

Ex parà pestato a sangue, una svolta nelle indagini

di Luca Tronchetti

Forse la gelosia la pista più accreditata. In queste ore si cercano alcune persone Ancora grave l’autotrasportatore per i traumi al volto e la frattura di una gamba

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LUCCA. Un giallo che potrebbe risolversi a tempo di record perché i carabinieri del nucleo investigativo hanno già imboccato una pista precisa che porta a ragioni di carattere sentimentale. Indizi in grado di portare all’incriminazione degli autori del pestaggio di un autotrasportatore - ex militare dell’Esercito - trovato ieri mattina poco dopo le 8 privo di conoscenza, con un trauma cranico, il volto tumefatto e la frattura scomposta alla gamba sinistra. Per loro si profila un’accusa gravissima: tentato omicidio.

Da mezzogiorno e mezzo di ieri Rossano Barsotti, 44 anni, ex paracadutista, sposato e residente in viale Puccini a S. Anna, è ricoverato in rianimazione all’ospedale Cisanello di Pisa. È stato sedato e intubato per fratture e ferite al cranio molto estese, ma stando ai medici non sarebbe in pericolo di vita. Al momento - vista la criticità delle sue condizioni di salute - non ha potuto rispondere alle domande dei carabinieri. Appena potrà parlare sarà sentito dai militari del reparto investigativo diretti dal maggiore Sebastiano Pennisi su delega del sostituto procuratore Antonio Mariotti.

Il ritrovamento. Sono le 8 del mattino quando un bagnino della piscina Reset H20 a Ponte S. Pietro nella zona dell’ex Casina Rossa mentre va a lavoro scorge a pochi metri dalla struttura in una stradina sterrata che porta al fiume una Golf cabrio scura con una sagoma vicino a una ruota. Fa pochi passi e capisce che a terra giace un uomo. Sembra morto. Prova a chiamarlo, ma quello non risponde. Allora telefona al 118 e ai carabinieri e in quel frangente quella maschera di sangue con la testa fracassata emette un lamento. È vivo. Il bagnino non lo conosce, non sa che si tratta di Rossano Barsotti che abita a poco più di un chilometro dall’ex Casina Rossa. E probabilmente soltanto dopo realizza che può avergli salvato la vita. Fosse rimasto ancora altro tempo agonizzante sul selciato forse sarebbe morto.

Appuntamento al buio. Da quel momento iniziano le indagini. Sul posto arrivano i carabinieri del radiomobile e viene avvertito il magistrato di turno che incarica i militari della scientifica e il medico legale Stefano Pierotti di effettuare i primi accertamenti. La Golf cabrio di proprietà di Barsotti viene setacciata. E qualche impronta digitale, qualche interessante spunto investigativo salta fuori. Vengono anche visionate le telecamere dislocate nella zona e la verità, lentamente e inesorabilmente, inizia ad emergere. Di certo c’è che il pestaggio - forse a mani nude o forse con bastoni e mazze - è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato. Probabilmente 5-6 ore prima del ritrovamento di Barsotti - privo di conoscenza - da parte del bagnino. L’ex paracadutista - incensurato - è stato vittima di un autentico agguato. Conosceva chi gli ha dato l’appuntamento in quel luogo e a quell’ora, ma era all’oscuro delle reali intenzioni ed è rimasto sorpreso e rapidamente sopraffatto. Un chiarimento finito male con i suoi aggressori che, credendolo morto, sono fuggiti lasciandolo inerme e sanguinante tra la polvere di una zona buia e poco frequentata.

Le ipotesi. Escluse sin da subito le piste legate agli stupefacenti, all’usura, alla prostituzione, alla matrice politica - in considerazione della vita tranquilla dell’autotrasportatore - l’attenzione degli inquirenti si è incentrata sulle questioni personali. E proprio il movente passionale potrebbe aver armato la mano degli assalitori.

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