Il Tirreno

Lucca

NEI GUAI Il RAPPRESENTANTE LEGALE

Contaminazione delle acque nel sito delle ex officine Lazzi

LUCCA. Per la procura non ci sono dubbi. La società Linee Automobilistiche Fratelli Lazzi srl ha cagionato nel corso di oltre 60 anni (dal 1940 al 2003) l’inquinamento del suolo, del sottosuolo,...

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LUCCA. Per la procura non ci sono dubbi. La società Linee Automobilistiche Fratelli Lazzi srl ha cagionato nel corso di oltre 60 anni (dal 1940 al 2003) l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali e di quelle sotterranee nel sito ex Officine Lazzi in viale Catalani angolo via Gemignani e deve effettuare la bonifica dell’area per un costo che si aggira sui tre milioni di euro. Ma visto che non provvede, in conformità di un progetto approvato dalla Provincia con tanto di ordinanza del marzo 2013, il legale rappresentante della società delle autolinee fiorentine dovrà rispondere penalmente del reato di omessa bonifica di siti inquinati. Nei guai è finito Lorenzo Brogi, 48 anni, fiorentino. Avviso di conclusione delle indagini nei suoi confronti da parte del sostituto procuratore Lucia Rugani che tratta i reati di natura ambientale. Evidentemente le autolinee Fratelli Lazzi preferiscono affrontare il processo con il rischio di vedere condannato il legale rappresentante piuttosto che affrontare le ingenti spese conseguenti l’esecuzione della bonifica nonostante l’Arpat fosse disponibile a venire incontro all’azienda consentendo di gettare l’acqua contaminata nella rete fognaria.

Contaminazione accertata. L’area dove sorgeva la ex Officina Lazzi era stata acquistata dalla Guinigi Costruzioni con l’idea di realizzare un complesso residenziale. Ma i lavori si erano bloccati per la scoperta del pesante inquinamento del terreno causato da solventi e idrocarburi. Una contaminazione, stando a un rapporto dettagliato della polizia provinciale, da addebitare alla presenza ultrasessantennale dell’officina per la riparazione degli autobus Lazzi. E i due ricorsi al Tar - presentati dalla Lazzi contro la bonifica- erano stati rigettati dando ragione alla Provincia, al Comune e alla Guinigi Costruzioni. Stando all’Arpat e alla polizia provinciale che ha effettuato i rilievi nel terreno in questione c’era un alta concentrazione di idrocarburi, tetracloroetilene, tricloroetilene, clorulo di vinile, etilbenzene e xileni mentre nel sottosuolo sono stati rinvenuti valori elevati di idrocarburi, nichel, zinco, arsenico, piombo, cromo, mercurio. Per la procura era necessario mettere in sicurezza la falda idrica per evitare l’ulteriore espansione della contaminazione verso valle e al di fuori del sito. Quindi chiedeva la prosecuzione del piano di caratterizzazione per poi dare il via alla bonifica ricevendo la risposta negativa della società.

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