Il Tirreno

Lucca

«Rifiuti nella cava dove nascerà la stazione elettrica»

di Luca Cinotti

Ecco le osservazioni dei cittadini al progetto di Terna Varia: «Per noi ci sarà un grosso danno economico»

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LUCCA. Oltre 53mila metri cubi di terra da “sbancare”. Senza sapere, con esattezza, quello che si troverà. È uno dei punti essenziali delle decine di osservazioni che - a nome di centinaia di cittadini - sono state presentate al ministero dell’ambiente all’interno della procedura di valutazione di impatto ambientale per il progetto di Terna che prevede lo spostamento della linea ad altissima tensione La Spezia-Acciaiolo.

Osservazioni-fotocopia. In moltissimi casi si tratta di osservazioni-fotocopia: quelle preparate dai legali per essere firmate dai cittadini di Lucca, Camaiore, Massarosa, San Giuliano Terme e Vecchiano (i cinque comuni interessati dal tracciato). Alla base, il lavoro del pool di tecnici messo a disposizione da Antonio Marcegaglia, proprietario di una tenuta a Compignano. Le fila, poi, sono state tenute dall’attivissimo comitato Starc.

La cava della discordia. Il progetto di Terna, presentato a fine marzo, non prevede solo lo spostamento dei tralicci, ma anche la costruzione di una grande centrale di trasformazione nella cava Batano a Balbano, in località Casanova. E proprio questo è uno dei punti più controversi. Perché le osservazioni ricostruiscono quanto avvenuto nel corso del decennio scorso: «risulta che sia stata autorizzata come impianto di recupero rifiuto in procedura semplificata, dal marzo 2003 al settembre 2007 - autorizzazione per rifiuti costituiti da fanghi inerti (50mila tonnellate/anno), rifiuti di rocce da cave autorizzate (15mila t/anno), terre e rocce di scavo (80mila t/anno)». Le osservazioni ricordano inoltre che Terna ha effettuato delle “caratterizzazioni” all’interno della cava, prima di presentare il progetto, «i cui risultati non sono stati resi noti». D’altra parte, il piano di Terna prevede, per costruire la stazione, di “sbancare” 53mila metri quadrati di terreno. Per questo i cittadini chiedono «uno studio di tale terreno per evitare che l’eventuale presenza di rifiuti nocivi possa provocare danni ambientale».

La posizione dei Varia. Cosa dicono i proprietari della cava, cioè la famiglia Varia (Stefano è uno degli imprenditori edili più conosciuti della provincia)? La loro osservazione non riporta il problema dei rifiuti, ma quello economico: «L’esproprio sui terreni interessati dall’intervento - vi si legge - comportano una totale e gravissima limitazione del diritto di proprietà, dal momento che l’immobile e i terreni vengono a perdere completamente ogni adeguato valore economico pregiudicando così un pieno utilizzo del bene che prevede secondo i nostri programmi un progetto di ripristino ambientale e la conversione dei volumi edilizi per spettacoli all’aperto, pubblici esercizi, attività sportive e ricreative».

Le altre osservazioni. Per quanto riguarda gli altri motivi che i cittadini oppongono al progetto Terna (chiedendo al ministero di bocciarlo), ricalcano essenzialmente le critiche portate avanti in questi ultimi mesi.

Si va, quindi, dall’aspetto della tutela della salute dai campi elettromagnetici a quello puramente paesaggistico-ambientale visto che - si sostiene - l’impatto sarebbe «devastante» su una zona ancora vergine e di grande pregio.

C’è, infine, l’angolazione formale. Quella secondo la quale la procedura con la quale Terna è arrivata a prevedere nel suo piano di sviluppo l’intervento lucchese senza l’adeguata concertazione con gli enti locali e (soprattutto) senza aver realmente esplorato tutte le alternative sul tappeto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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