Il Tirreno

Lucca

Violenza sulle donne, il calvario comincia già fra i “fidanzatini”

Barbara Antonie e Nadia Davini
Violenza sulle donne, il calvario comincia già fra i “fidanzatini”

Allarme di “Sos Angeli”: episodi fin dalle scuole superiori. Una ragazza “segnata” col coltello per un ballo di troppo

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LUCCA. «Non devi ballare con altri ragazzi. E se lo fai, ti ammazzo. Ti accoltello, così lo capisci. Che devi stare solo con me». Il ragazzo porta la sua fidanzatina fuori dalla discoteca. In auto, con un coltello, le fa un “graffio” da una parte all'altra della gola. Lei non ne farà parola con la famiglia. Per nascondere “l'incidente” indossa un foulard e dorme per qualche sera a casa di un amica, aspettando che il graffio, almeno quello fisico, si cicatrizzi. All’amica che la invita a rivolgersi a un’associazione che aiuta le donne vittima di violenza, per tutta risposta dice «me la sono voluta. Non dovevo ballare con un altro. È che lui mi ama troppo, per questo è geloso». E le toglie il saluto.

Un episodio che ha dell'incredibile. Invece è purtroppo vero ed è accaduto in città, tra fidanzati poco più che adolescenti, ancora in età di scuola superiore. Un caso oltretutto non isolato. Perché, come spiegano Simona Peri e Olga Pierotti, operatrici e volontarie dell'associazione antiviolenza “Sos Angeli” venuta a conoscenza del caso dello “sfregio”, sono diventati sempre più problematici e sempre più a rischio le relazioni tra ragazzi di questa età.

«Una situazione drammatica quella che si sta delineando - spiegano ancora le volontarie -. Tra le giovani coppie che frequentano le scuole superiori si registrano sempre più casi di stalking. Lui che minaccia lei, che controlla le sue uscite, le controlla il telefonino e anche la sua pagina Facebook. E le ragazze non riescono a sganciarsi da queste relazioni malate, non percepiscono il pericolo, non riescono a valutare quanto rischiosi siano per loro questi rapporti». Gli stereotipi, con le varianti - spesso drammatiche - del singolo caso, sono solitamente questi.

Il fatto è che il più delle volte i problemi cominciano ancora prima che alle superiori. «Alle scuole elementari e alle medie cominciano i primi atteggiamenti malati - continua Simona Peri -, che assumono la forma di atti di bullismo, di prepotenza. Alle superiori il fenomeno prende la forma di violenza di genere, ma il più delle volte le ragazze non la riconoscono. Molte non sanno cosa sia un centro antiviolenza, tante pensano che gli episodi di sopruso siano solo quelli che si vedono alla televisione. Lontani, distanti dalla propria vita. Molte non considerano violenza il controllo del cellulare da parte del proprio ragazzo, tendono a giustificare gli atti di gelosia, classificandoli in prove di amore o in normali litigate tra due che stanno insieme. Noi ne sentiamo tante di storie: alcune direttamente, altre raccontate dai genitori oppure dalle volontarie che ci danno una mano qua al centro».

Un vero e proprio allarme sociale, educativo, affettivo.

In terza, quarta liceo, alla prima esperienza sentimentale, si confrontano con coetanei che trovano normale controllare cellulare, posta elettronica e pagina Facebook della fidanzata, per ricostruire i suoi spostamenti, per verificare se è sincera, per metterla alla prova.

Oppure perseguitarla quando esce con le amiche, ridurre sempre più il campo delle relazioni al di fuori della coppia, isolarla con minacce e scenate di gelosia. «A volte arrivano anche alla violenza fisica - continuano le volontarie -. Le ragazze di oggi hanno molti più mezzi per informarsi e per conoscere, ma vanno guidate nell'utilizzo. Vanno formate, accompagnate, bisogna parlare loro di femminicidio. La scuola è importante, proprio qui è opportuno insistere».

Altri comportamenti, in particolare da parte delle ragazze, vengono evidenziati dalle operatrici dell'associazione. Quello ad esempio di notare sempre più le giovani donne usare Facebook come una vetrina, a volte senza veli.

«Si mostrano in atteggiamenti equivoci, in costume da bagno ad esempio in pose che lasciano poco all'immaginazione. Non capiscono che così inviano un messaggio distorto a chi sta dall'altra parte», continuano Simona e Olga.

Le operatrici invocano una necessità, un’urgenza anzi, racchiusa in una sola parola: prevenzione. Secondo Sos Angeli è ancora troppo poco quello che si può e si riesce a fare nella fascia di popolazione ancora in età da scuola superiore.

Anche perché è molto probabile che il cliché del rapporto malato a quell’età sfoci in qualcosa di più grave quando l'età diventa più adulta. Quando diventa anche molto peggio, quando le persecuzioni da parte del maschio si fanno più cattive, feroci. Quando, come ci insegnano le tragiche cronache degli ultimi anni, mesi, settimane, giorni, si arriva facilmente alla violenza fisica e anche di più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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