Il Tirreno

Lucca

«Dopo 4 anni nessuno mi ha chiesto scusa»

di Luca Tronchetti

Parla la moglie del pilota Nannini, morto a Imola, dopo la fissazione del processo per i tre indagati

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LUCCA. «Sono passati quasi quattro anni da quando ho visto morire mio marito sul circuito di Imola per colpa di una maledetta curva non segnalata. Ma da quel giorno nessuno degli organizzatori e dei responsabili dell’autodromo si è fatto vivo per manifestare il suo rincrescimento, per rivolgermi una parola di conforto o almeno per infondermi un po’ di coraggio». Oriana Buchignani, impiegata, un figlio (Filippo, 9 anni) da crescere è la vedova di Gabriele Nannini, 38 anni, imbianchino, residente a Nave, che in un pomeriggio di sole dell’8 agosto 2010 morì in sella alla sua Honda 1000RR andando a sbattere contro le gomme di delimitazione dopo essere andato a dritto alla Variante bassa che conduce a un rettilineo di 130 metri del circuito di Imola.

I fatti e le imputazioni. Per la procura di Bologna i responsabili dell’autodromo non avrebbero adottato le necessarie cautele in pista sia per segnalare la curva a sinistra di novanta gradi della Variante bassa, sia per attenuare l’impatto di una possibile uscita di strada. E queste omissioni - stando ai pm Antonello Guastapane e Manuela Cavallo - costarono la vita a due centauri: prima al faentino Alessandro Tasselli (12 aprile) e poi al lucchese Gabriele Nannini (8 agosto). Il gup Gianluca Patragnani Gelosi ha dato l’okay al processo con rito abbreviato nei confronti dei tre indagati con l’accusa di omicidio colposo: Walter Sciacca, 41 anni, di Nepi (Viterbo), all’epoca dei fatti direttore dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola; Simone Magnani, 33 anni, di Imola, responsabile dell’autodromo e Michele Ciarlariello, 46 anni, anche lui imolese, direttore della G&G Service e organizzatore delle prove libere per motociclisti amatoriali. L’udienza è stata fissata per il 24 ottobre con possibile proseguimento per le conclusioni e la sentenza il 29 ottobre.

Fiducia nella giustizia. Sono stati quattro anni difficili per Oriana Buchignani assistita dall’avvocato Letizia Stagi. «Le perizie hanno dimostrato che per salvare mio marito e l’altro pilota sarebbe bastata una protezione idonea in gomma piuma per creare un’effettiva ammortizzazione dell’impatto. Ciarlariello conosceva mio marito. Era in pista il giorno dell’incidente e da quell’8 agosto ci ho parlato solo dopo l’udienza. Mi ha detto che era molto addolorato e che non ha colpe. Mio marito non era uno sprovveduto. Per 13 anni l’ho seguito al Mugello, a Misano, a Imola in tutte le piste. Ero preoccupata quando prendeva la moto sulle strade urbane, ma su quelle piste ero tranquilla non mi sarei immaginata che lì potesse correre dei rischi. Cosa mi aspetto adesso? Giustizia anche sotto forma di un risarcimento del danno. Soprattutto per mio figlio che aveva 5 anni e che ha ancora impresso l’incidente in cui ha perduto il papà. Io avevo un lavoro e con l’aiuto dei miei genitori sono riuscita a tirare avanti da sola. E dire che sarebbero bastati dei cartelli di segnalazione con scritta la distanza della variante per evitare quella tragedia».

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