Sicurezza
Terza asta deserta per gli ex magazzini della Manifattura
Gli imprenditori interessati hanno deciso di desistere: troppe le incognite urbanistiche sul futuro dell’area
LUCCA. Non c’è due senza tre. Nel senso di aste andate deserte: questo il destino degli ex magazzini della Manifattura in via Filzi. Che proprio non sembrano trovare acquirenti, come ha dimostrato l’incanto di lunedì scorso, che partiva da una base d’asta di 1.640.000 euro. E questo nonostante che l’interesse da parte di un paio di gruppi, stavolta, ci fosse. Tuttavia, almeno uno di questi si è disimpegnato non appena si è trovato a sbattere contro il problema principale che affligge il grande complesso: la totale indecisione sul suo futuro urbanistico.
La storia della vendita all’asta degli ex magazzini, di proprietà della fallita Alfieri Srl, società della galassia dell’imprenditore pratese Riccardo Fusi, comincia il 15 novembre dello scorso anno, con la prima seduta andata deserta, per una base di 2.700.000 euro. Il curatore fallimentare, il fiorentino Marco Tanini, ci riprova il 20 febbraio, con un ribasso a poco più di due milioni. Ma non basta. Come non è bastato aspettare qualche mese prima dell’ultimo tentativo, quello di lunedì scorso.
A preoccupare gli imprenditori che si erano fatti avanti per saggiare il campo è la destinazione possibile degli ex magazzini. Il gruppo Fusi, infatti, aveva presentato nel 2007 un piano per realizzare appartamenti e, in misura minore, uffici e spazi commerciali. Progetto poi bloccato dal Comune e dichiarato decaduto con la variante di salvaguardia del 2012. Fatto sta che - si legge nella perizia stilata dall’ingegner Duccio Feri - al momento il regolamento urbanistico prevede per gli ex magazzini la possibilità della ristrutturazione edilizia con contemporaneo cambio di destinazione d’uso a residenziale, direzionale, commerciale, servizio o produttivo. Ma - dato per scontato che il reale interesse possa essere soprattutto per la prima tipologia - tutto ciò si scontra con la saturazione delle volumetrie rispetto a quanto previsto da regolamento urbanistico e piano strutturale. In sintesi, il (futuro) proprietario dell’area potrebbe sì decidere di chiedere il cambio di destinazione d’uso, ma difficilmente potrebbe ottenere il via libera dal Comune. E per questo diventa fondamentale il passaggio del nuovo piano strutturale e del nuovo regolamento urbanistico, che disegneranno il futuro (anche) dell’area di via Filzi. Troppe incognite per gli imprenditori, compresi i lucchesi che avevano preso informazioni. E che ora stanno alla finestra, aspettando le prossime mosse del curatore e del giudice delegato. Che, probabilmente, decideranno di andare a una nuova asta solo con la ragionevole certezza di avere interessi concreti da parte di possibili compratori.
Luca Cinotti
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