Sicurezza
Presunto pedofilo libero dopo 7 giorni
Accusato di aver adescato su Facebook e davanti alle medie dei ragazzini per il giudice non è pericoloso e non ha obblighi
LUCCA. Una settimana di carcerazione preventiva - a metà aprile - e poi la decisione del giudice delle indagini preliminari di Firenze di rimetterlo in libertà senza alcun obbligo dopo l’istanza presentata, al termine dell’interrogatorio di garanzia, dal suo legale. Per il gip non sussistono i requisiti per la custodia cautelare: pericolo di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Così già dai primi giorni di maggio, e quindi da oltre un mese e mezzo, il ragazzo di 19 anni, residente nel centro storico, è libero di spostarsi come e quando vuole, di frequentare locali, di avvicinarsi alle scuole. Niente obbligo di firma, nessun divieto di avvicinarsi ai luoghi dove ha commesso i reati gravissimi di cui resta comunque indagato. L’inchiesta infatti non è ancora conclusa in virtù di una proroga richiesta e concessa alla procura distrettuale di Firenze competente per i reati commessi sul web. In attesa quindi della richiesta di rinvio a giudizio e quindi dell’eventuale processo penale (a meno che la vicenda si concluda in abbreviato con un udienza camerale davanti al gup) il presunto carnefice può anche incontrare, in maniera del tutto casuale, le sue vittime a feste private, in discoteca, al cinema, durante una partita di calcio o in qualche sagra paesana. Inutile sottolineare la rabbia dei genitori dei ragazzini - alcuni adescati davanti alle medie Carducci e Leonardo da Vinci - inorriditi di fronte a quanto stabilito dal giudice. Che ha espresso una valutazione sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori e dalle dichiarazioni rese dal protagonista.
Le indagini. La polizia postale ritiene di aver raccolto elementi probatori più che sufficienti per incastrare il presunto pedofilo. Gli approfondimenti semmai sono necessari per capire se il ragazzo abbia agito da solo o, come sembra, con l’aiuto di amici che lo hanno spalleggiato. Le indagini erano iniziate nell’ottobre 2013 e la polizia - diretta dal pm fiorentino Ledda - avrebbe individuato il diciannovenne bullo che dimostra più dei suoi anni e che sarebbe affetto da disturbi della personalità. Inchiesta scattata dopo la denuncia alla polposta di genitori che avevano riscontrato sui profili Facebook dei figli tredicenni messaggi di natura sessuale nei quali un adulto chiedeva ai ragazzini di inviargli fotografie delle loro parti intime. Nella perquisizione effettuata a casa del diciannovenne gli agenti avevano sequestrato un computer e uno smartphone utilizzato dal maggiorenne per contattare on line le vittime.
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