Il Tirreno

Lucca

Urbanistica, la scoperta dell’acqua calda

LUCCA. Bisogna riportare residenza in città. Ci voleva un altro seminario propedeutico al piano strutturale per saperlo. Autorevoli relatori, con tanto di riferimenti storici, hanno portato all’attenz...

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LUCCA. Bisogna riportare residenza in città. Ci voleva un altro seminario propedeutico al piano strutturale per saperlo. Autorevoli relatori, con tanto di riferimenti storici, hanno portato all’attenzione della cittadinanza (considerata evidentemente distratta, per usare un eufemismo) la necessità di ricreare le condizioni per avere una città viva e non il museo-barnum che è stata fatta diventare.

I lettori, forse meno distratti di come siano stati considerati nel seminario del Comune, sul nostro giornale hanno letto decine di volte negli ultimi 35 anni che dentro le Mura si è passati dai 27mila residenti del censimento del 1951 ai meno dei 9 mila attuali; che si sono perse funzioni e attività; che sono sparite le botteghe artigianali; che si sono tagliati i servizi (di notte dentro le Mura non c’è più nemmeno una farmacia aperta); che i bambini sono quasi scomparsi; che i negozi non possono vivere solo con gli incassi che porta il turismo, se i lucchesi ormai in città non vengono più a comprare, anche per le difficoltà note di accesso e sosta.

Bene, dopo anni di slogan e promesse di tutte le amministrazioni sul centro “polo direzionale vivo e vitale, denso di funzioni”, si continua a portare fuori scuole e uffici e a rendere costosa e complicata la residenza. Però si fanno i seminari che scoprono l’acqua calda. Da uno precedente era venuta fuori la sconvolgente notizia che si è cementificato troppo e va tutelato il poco verde rimasto. Ma no?(m.i.)

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