Finanza
Portantini nel caos, saltano i programmi di operazioni e visite
Disagi e disservizi al San Luca, l’Asl incontra la ditta Il sindacato critico: «Vanno definiti bene orari e mansioni»
LUCCA. Pazienti che attendono troppo a lungo prima di essere spostati, programmazione di visite, esami e interventi chirurgici che salta. Sono le conseguenze più immediate delle difficoltà che si stanno registrando nell’attività di trasporto interno dei malati al nuovo ospedale San Luca. Difficoltà che l’Asl sta monitorando con particolare attenzione, al punto che dopo un incontro con il referente locale della ditta, oggi ci sarà una riunione con il responsabile. Per capire come è possibile uscire da questa sorta di palude, che si riflette sulle attività dell’azienda sanitaria e quindi sui cittadini.
Un altro appalto (dopo il caso della lavoratrice della mensa licenziata) che crea problemi, una vicenda intricata e delicata, che coinvolge gli operatori del servizio, dipendenti dell’Ati fra Manutencoop e coop La Salute; i degenti del San Luca e quanti – infermieri, tecnici, medici – che lavorano nel nuovo ospedale.
I dipendenti, anzitutto. Usciti dalla coop Pro Ges che gestiva il servizio al Campo di Marte, e assorbiti, dopo una lunga e sofferta trattativa, dalla società che si è aggiudicata l’appalto al nuovo ospedale. Da 32, i lavoratori si sono ritrovati in 22: un accordo raggiunto in extremis, pochi giorni prima dell’avvio del San Luca, ha garantito la loro occupazione con un monte ore ridotto rispetto al precedente, ma con la prospettiva di poter aumentare le ore lavorate di un quinto, in virtù delle esigenze dell’azienda. E gli altri 10? In cassa integrazione, anticipata dal Monte dei Paschi di Siena grazie a una convenzione stipulata con la Provincia, in attesa di essere riassorbiti nel momento in cui l’Asl potrà attivare a regime i letti di cure intermedie e altre attività al Campo di Marte.
Aperto il San Luca, però, si sono verificati subito i disagi. Con tempi lunghi per il trasporto dei malati, con problemi soprattutto al pronto soccorso, con una insoddisfazione dei lavoratori, assunti non più come oss ma come semplici portantini.
Il sindacato denuncia enormi disagi, non solo legati al monte ore. «Non c’è uno spogliatoio – dice Simone Marsili della Uil – non sono state consegnate divise e attrezzature sufficienti per chi opera in ambienti ospedalieri». E Giovanni Bernicchi, Fisascat Cisl, aggiunge: «Ci sono problemi organizzativi. Mancano i badge di entrata e uscita dai reparti in modo da avere quell’operatività che permetta di lavorare correttamente. I dipendenti sono sprovvisti di chiavi con il rischio che qualcuno rimanga chiuso fuori per errori altrui. E al pronto soccorso vanno chiariti bene tutti gli aspetti connessi al lavoro, incluso il rispetto dei ruoli tra gli operatori del trasporto e i dipendenti dell’Asl».
Il sindacato, anche attraverso Michele Massari, della Filcams Cgil, chiede di definire orari e mansioni e fa presente che gli operatori sono al limite della sopportazione. Due si sono già dimessi. Da qui la richiesta di un incontro urgente al direttore generale dell’Asl 2, che si è reso disponibile.
Ma l’Asl come detto si è già mossa. Il dottor Sergio Coccioli, direttore di presidio, spiega che sono stati coinvolti gli ingegneri gestionali per verificare il funzionamento dei processi di trasporto e capire se ci sono problemi legati a carenza di personale e o a difficoltà di rapporti con i reparti.
«E’ un’attività che necessita di aggiustamenti quotidiani – afferma il dottor Luca Lavazza, direttore della macrostruttura ospedaliera – e vogliamo orientare meglio le richieste di trasporto, che non devono essere tutte estemporanee e urgenti, ma ispirate anche da una programmazione che consenta di lavorare in modo più efficiente».
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