«Non cerco scorciatoie, per me è una scelta di vita»
Parla una docente che ha fatto richiesta: «Io sono un’insegnante precaria, mio marito un operaio precario. Questa è un’occasione per dare un futuro ai nostri tre figli
LUCCA. Chiara, come tante altre sue colleghe insegnanti alle materne, viene da una regione del sud. E anche lei ha fatto richiesta per Lucca. Una scelta di lavoro, ma anche di vita, visto che è intenzionata a trasferirsi (se entrerà in ruolo) con il marito e i tre figli. E difende con le unghie e con i denti la sua scelta: «Su 14 anni di servizio solo 3 li ho svolti nella scuola statale, il resto l'ho svolto in due scuole paritarie. Ci tengo a precisare questo perché siamo considerate “quelle con il punteggio facile”. È facile accettare un contratto da due ore a settimana e poi lavorare per 8 ore al giorno? È facile lei percepire lo stipendio risultante dal contratto e non quello dell'effettivo lavoro svolto? Per non parlare di chi ha fatto centinaia di km per poter anche prendere una supplenza di pochi giorni».
Chiara se la prende col sistema, che mette gli uni contro l’altri. «Io come tante altre non stiamo usando l'aggiornamento come scorciatoia per raggiungere il ruolo e poi alla prima occasione tagliare la corda e ritornare a casa. La nostra è una scelta di vita. Io e mio marito, in occasione dell'aggiornamento ci siamo guardati in faccia e poi abbiamo guardato i nostri tre bambini e proprio per il loro bene abbiamo capito che qui non potevamo realizzare più niente. Mio marito è un operaio precario, io sono un'insegnante precaria, cosa possiamo offrire ai nostri figli? Per cui abbiamo controllato tutte le graduatorie d'Italia e tra le più appetibili abbiamo scelta quella dove potevamo costruire un nuovo futuro. Paesaggio incantevole, storia, università a portata di mano... A Lucca c’è tutto quello di cui avevamo bisogno».
Chiara spiega di aver pensato agli effetti che le scelte sue e di tante altre potevano avere su altre insegnanti: «Ho pensato alle colleghe che si sarebbero viste superate, ma questo non può essere un mio problema. Se qui c'è qualcosa di sbagliato quello è il sistema. Noi siamo le vittime di un sistema che mentre noi ci sbraniamo a vicenda, resta a guardare inerme. Sono preoccupata per quello che potrei trovare ma spero che il buon senso faccia capolino nei cuori dei colleghi lucchesi facendo capire loro che a noi è stata data un'opportunità e che sarebbe stato da stupidi non approfittarne».
Chiara chiude spiegando di non aver voluto offendere nessuno, ma solo di aver spiegato un punto di vista. Quello di persone che «la mattina non vanno al lavoro, ma bensì vanno a scuola».(l.c.)
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