Il Tirreno

Lucca

Licenziata dalla ditta Pellegrini appena entrata nel nuovo ospedale

Licenziata dalla ditta Pellegrini appena entrata nel nuovo ospedale

Il sindacato attacca l’azienda della ristorazione che ha rilevato la gestione del servizio al San Luca

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LUCCA. La nuova avventura nel posto di lavoro all’ospedale S. Luca? Una bella lettera di licenziamento. E’ qeusto il dramma di una dipendente ex Alisea (pulizie e ristorazione) passata in forze alla ditta Pellegrini che ha rilevato la gestione nel nuovo ospedale. Per la ditta non ha superato il periodo di prova con esito positivo. Ma il sindacato contesta sostanza e modi del provvedimento nei confronti di una dipendente che in Alisea «ha lavorato per innumerevoli anni, ricoprendo un ruolo in ufficio e ottenendo elogi per la sua professionalità». Per Umberto Marchi, segretario della Filcams Cgil, l’accaduto è causa di delusione «sul piano umano ma anche su quello sindacale, un comportamento della Pellegrini che non ci aspettavamo. Abbiamo lavorato per mesi a un tavolo per salvare le ore di questi dipendenti e poi ci troviamo un licenziamento assolutamente inatteso. Abbiamo parlato con la lavoratrice era sgomenta, a parte lo sbandamento che tutti i lavoratori hanno avuto all'inizio ci ha riferito, da qualche tempo stava entrando nel meccanismo "Pellegrini", era soddisfatta, una nuova sfida che spesso serve a tenerti viva la mente, era contenta e adrenalinica della sua nuova avventura, si sentiva bene anche se le ore erano tante per lavorare e imparare il nuovo modus operandi e per lei è stato un fulmine a ciel sereno che ancora non riesce a spiegarsi come possa essere stata esclusa senza appello.

«Una nostra delegata era in ufficio con la responsabile dell'appalto lucchese e la mal capitata, l'hanno fatta uscire per dare un secondo dopo la lettera di licenziamento alla signora; la delegata vedendo uscire la collega piangendo, è rientrata chiedendo spiegazioni e come se niente fosse la dirigente ha risposto che non era un problema suo, non riconoscendo quindi in quel momento il ruolo del delegato sindacale che aveva di fronte. Abbiamo provato a telefonare immediatamente al responsabile gestione del personale di Milano che conosciamo, non ci ha mai risposto se non dopo nostre insistenze con un sms; un comportamento che non ha eguali, licenziano e si vergognano di rispondere al telefono perché sanno di aver commesso un'ingiustizia, hanno licenziato una grande persona senza alcun motivo, o meglio, per loro non ha superato il periodo di prova, dopo anni che fa questo mestiere: ci voleva la Pellegrini per sapere che non sapeva lavorare.

«Credevamo – conclude Marchi – di aver iniziato un percorso sindacale corretto; abbiamo appreso sulla pelle della sfortunata dipendente che non è così. Tra l'altro le segnalazioni che ci arrivano dalla mensa e dalla cucina ci preoccupano, investiamo del problema anche la direzione generale dell'azienda Usl, chiedendo un intervento del nuovo direttore generale. Siamo di fronte a una grave scorrettezza messa in atto da quella che afferma di essere una grande azienda, ma se questo è il loro modo di agire, noi possiamo solo dire che è una grande azienda solo a licenziare il personale. Abbiamo chiesto un incontro urgente con la società per problemi emersi nel lavoro; sarebbe un bel segnale richiamassero la lavoratrice. Siamo certi si possa ricompattare quella che secondo noi non può che essere una mera incomprensione: non si sta parlando di una sprovveduta, ma di una signora che lavora nella ristorazione da troppi anni per affermare che non sa lavorare».

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