Sicurezza
Furti nelle auto, ora s’indaga su altri colpi
Dopo l’arresto dei due nomadi, carabinieri e vigili sono al lavoro per scoprire gli autori di episodi simili
MONTECARLO. Una sinergia che funziona e che piace alla gente di Montecarlo che adesso si sente più sicura e partecipe nelle indagini affinché dal paese si allontani la microcriminalità. L’obiettivo del riconfermato sindaco Vittorio Fantozzi è che Montecarlo continua ad essere una piccola oasi felice in un contesto difficile che non risparmia ormai nessun comune della Piana. L’arresto di Nicola Levacovich, 28 anni, di Pistoia e Andrea Toncic, 23 anni, di Montecatini Terme, ritenuti responsabili dei sei furti sulle auto in sosta (tra cui quella del parroco) grazie alle telecamere installate dall’amministrazione - che nonostante i fondi limitati ha deciso per il futuro d’investire in sicurezza aumentano la presenza della videosorveglianza - è uno stimolo per gli investigatori. L’esempio del comune di Montecarlo è stato utilizzato come progetto pilota dalla Regione e anche il progetto della polizia di prossimità voluto dalla Prefettura vede in prima fila l’amministrazione montecarlese.
Sul fatto specificio i carabinieri di Altopascio e la polizia municipale di Montecarlo, guidata dal comandante Roberto Missorini, stanno lavorando per capire se i due nomadi si siano resi protagonisti di altri furti - e non solo su auto in sosta - avvenuti sia a Montecarlo che nei comuni della Piana (Capannori, Altopascio e Porcari). Entrambi gli autori infatti hanno precedenti per furto in appartamento. Dalla perquisizione effettuata nel campo nomadi dove risiedevano i due rom accusati di furto aggravato non è stata trovata traccia della refurtiva. Al parroco, per esempio, era stato portato via un computer e materiale scolastico utilizzato nell’orario di religione mentre nelle altre cinque auto in sosta depredate erano spariti un Ipad, un cellulare privo di sim, registri per la scuola, campionari e brochure di un rappresentante. I furti su auto erano stati commessi ad aprile e per sfondare il deflettore probabilmente gli autori si erano serviti di uno strumento di metallo sistemato all’interno degli indumenti all’altezza del gomito destro. Dalle immagini delle telecamere, capaci di inquadrare nitidamente i volti, si nota infatti un movimento brusco del gomito contro il vetro dell’auto che s’infrange. In meno di due mesi grazie allo sforzo di tutte le componenti (dalla giunta alle forze dell’ordine, dalla procura al gip) il caso è stato risolto con buona pace di tutti e servirà da deterrente per chi pensa di commettere reati predatori nel comune di Montecarlo. (l.t.)
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