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In terapia intensiva porte aperte ai familiari
Nel reparto del San Luca visite ai pazienti dalle 12 alle 14 e dalle 15 alle 22 Il direttore Cellai: «La presenza dei congiunti aiuta il benessere dei degenti»
LUCCA. La terapia intensiva e subintensiva del nuovo ospedale San Luca aprono le porte ai familiari dei pazienti, che ad appena due settimane dal trasferimento dei degenti possono stare vicini ai loro congiunti dalle ore 12 alle 14 e dalle 15 alle 22 (una persona per paziente anche con eventuali cambi). Quindi un orario molto più ampio di quello del Campo di Marte, salvo situazioni di emergenza-urgenza o particolari, per le quali ovviamente si chiederà la collaborazione e la comprensione dei visitatori.
«Insieme ai colleghi Francesco Bovenzi (direttore cardiologia), Monica Mazzoni (direttore neurologia e dipartimento medico) e Barbara Canari Venturi (direttore pneumologia) – evidenzia il direttore del dipartimento di emergenza urgenza e della terapia intensiva Ferdinando Cellai – abbiamo colto l’occasione del trasferimento nella nuova struttura, bella e funzionale, per mettere in pratica un progetto che da tempo avevamo in mente ma che nella vecchia struttura sarebbe stato difficile da realizzare.
«In Italia, infatti, le aree critiche hanno tradizionalmente una struttura chiusa: presentano generalmente regole d'accesso molto restrittive e pertanto l'ingresso e la presenza dei familiari sono limitati. Al San Luca abbiamo impostato un modello diverso e abbiamo lavorato per aprire le porte alla presenza dei parenti, che vengono così coinvolti pienamente nel percorso clinico di pazienti complessi come quelli della rianimazione o dell’Utic e che, nell’ampio orario stabilito, possono accedere alla terapia intensiva e subintensiva e fermarsi tutto il tempo che desiderano fino all’orario di chiusura delle visite. La presenza dei familiari non deve essere considerata un privilegio, ma piuttosto una componente necessaria per il benessere sia del paziente che della famiglia. Inoltre il lavoro svolto in rianimazione sotto gli occhi di parenti e amici contribuisce anche a dare loro rassicurazione, rafforzando la convinzione che il proprio congiunto è seguito con impegno e in modo continuativo.
«Infine - aggiunge il dottor Cellai - l'accesso aperto favorisce una comunicazione più adeguata con i sanitari e accresce la fiducia e l'apprezzamento per l'équipe medico-infermieristica.
«Aprire l’Area Critica – conclude Cellai - significa anche rimettere in gioco ritmi e regole, che appartengono a una radicata tradizione. E’ quindi necessario un cambiamento culturale e una seria riflessione sul senso e la qualità dei rapporti con il paziente e la sua famiglia. E’ inoltre indispensabile fissare regole ben precise (igieniche, di sicurezza, gestionali).
«La Rianimazione aperta non porta alcun danno al paziente e la presenza di parenti e familiari non provoca incrementi delle infezioni ospedaliere. Le regole basilari devono però essere rispettate. In particolare per quanto riguarda l’aspetto igienico una misura indispensabile è quella del lavaggio delle mani, che rappresentano il principale veicolo di propagazione dei germi. Perciò, prima e dopo aver avvicinato il paziente, occorre attenersi ad una rigida igiene delle mani».
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