Italia
Mense scolastiche, Sos per i permessi
Il sopralluogo dell’Asl a S. Maria del Giudice ha fatto emergere problemi sulle autorizzazioni per gli spazi della refezione
LUCCA. Un circolo vizioso di difficile risoluzione. Potrebbe essere definita così la paradossale situazione di svariate mense scolastiche cittadine, ingabbiate tra controlli a campione da parte dell'Asl, mancanza di autorizzazioni, problemi strutturali e una generale penuria di risorse nelle casse dell'amministrazione comunale, che rende l'annoso problema sempre più incrostato.
A sollevare per primi la questione del servizio mensa, evidenziando delle difformità nel funzionamento, sono stati i genitori della scuola primaria di Santa Maria del Giudice. I quali questo mal funzionamento se lo sono trovato da un giorno all'altro sulla testa, quando cioè nell'edificio (la scuola di Santa Maria del Giudice è una delle poche che fa ancora il tempo pieno) è stato chiuso il refettorio, costringendo i bambini a ripiegare sul vassoio monoporzione da consumare in classe.
A una verifica a campione dell'Asl, infatti, negli ambienti adibiti alla refezione sono state riscontrate alcune inadeguatezze e una non conformità. Oltre al retino rotto, ai piani di lavoro scrostati, al sistema di areazione sporco e alla muffa sui muri, il problema si è posto soprattutto quando l'Asl ha chiesto ai responsabili della Del Monte, la ditta che ha in appalto il servizio mensa, di presentare le autorizzazioni necessarie per le attività di sporzionamento e somministrazione dei pasti in quella scuola.
«La ditta ha detto di non avere le autorizzazioni – spiega il dirigente dell'ufficio istruzione del comune, Giovanni Marchi – perché non le avevano potute richiedere». Lo sporzionamento dei pasti avviene, da parte di personale formato e qualificato appositamente, all'interno della scuola, in locali, quindi, di proprietà e responsabilità del Comune. Ma l'autorizzazione per questo tipo di attività non deve possederla l'ente pubblico, ma la ditta stessa. E allora perché la ditta non ce l'ha e non può richiederla? Perché per farlo deve essere in possesso di apposite certificazioni fornite dal Comune. Certificazioni che riguardano la manutenzione degli ambienti di refezione secondo le indicazioni imposte dall'Asl per legge e l'adeguamento degli stessi locali alla normativa antincendio e antisismica. Certificazioni che richiedono risorse economiche che il Comune non ha, con la conseguenza che non tutte le scuole comunali possiedono la dovuta documentazione. Ma senza certificazione, la ditta che gestisce il servizio di ristorazione scolastica non può richiedere l'autorizzazione. E senza autorizzazione, l'Asl sospende il servizio, oltre a presentare una multa alla ditta di 3mila euro. È quello che è successo a Santa Maria del Giudice, ma è quello che potrebbe succedere in diverse altre scuole della città. «La Asl – continua Marchi – impone che ogni addetto che si occupa dello sporzionamento dei pasti abbia a disposizione lo spogliatoio e i servizi igienici. Questo non sempre è possibile: non solo mancano i fondi per realizzare certe strutture, in diverse scuole mancano anche gli spazi fisici. Cerchiamo di organizzarci, appoggiandoci, ad esempio, ai bagni degli insegnanti, tamponando così il problema. Ma non basta, perché in alcuni istituti bisogna anche completare l'adeguamento normativo, e anche questo ha un costo. La situazione è critica, lo sappiamo e lo ripetiamo da tempo; e non è critica perché gli immobili crollano o perché sono edifici insicuri, lo è perché non riusciamo mai ad avere le risorse per adeguare la manutenzione e le certificazioni necessarie.
«Il risultato è questo: in alcune scuole le certificazioni ci sono già; in altre no, ma per averle basterebbero interventi ridotti, e tra queste rientra quella di Santa Maria Del Giudice. In altre ancora, poi, la situazione è molto più complessa. A questo, infine, va sommata anche la scarsità di risorse umane all'interno degli uffici: cosa che ha come unica conseguenza il fatto di non riuscire a seguire tutte le questioni che si presentano, ma obbligandoti a risolvere e a tamponare solo quelle più urgenti».
In attesa che ne scoppino altre, e poi altre, e poi altre ancora.
In un circolo vizioso incessante, al quale, forse, solo scelte politiche chiare possono porre rimedio.
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