Il Tirreno

Lucca

Kalispéra, nasce a Lucca una casa cinematografica

di Andrea Dellamaggiore
Kalispéra, nasce a Lucca una casa cinematografica

Sei studenti universitari hanno prodotto il primo corto autofinanziandosi Le ultime opere andranno ai festival. «Una passione, ma per noi è un lavoro»

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LUCCA. Comincia a far parlare di sè una nuova casa di produzione creata da alcuni ragazzi lucchesi. L'associazione Kalispéra Production è nata nell'aprile 2013 dalla volontà collettiva di sei ragazzi che hanno deciso di mettere il loro amore per il cinema al servizio di un progetto concreto. Stiamo parlando di Federico Salvetti, Alfredo Ferrua, Francesco Nanni, Rachele Pollastrini, Antonio Petta e Francesco Terranova, tutti studenti universitari, tutti ventenni, tutti uniti da una comune amicizia e una comune passione per la settima arte.

C'è proprio la passione alla base di tutto questo, ma guai a considerarlo un passatempo: Kalispéra è un progetto serio e a lungo termine - come spiegano gli stessi ragazzi. Gli inizi sono difficili per tutti: come è stato il vostro? «Abbiamo girato il primo cortometraggio autofinanziandoci. Il nostro primo lavoro era in funzione del secondo corto, ma ci è servito per fare esperienza, per capire come si sta sul set - spiegano - Avevamo già parte dell'attrezzatura, altri strumenti ce li siamo costruiti da soli».

Kalispéra sta per compiere il primo anno di vita: qual è il bilancio complessivo di questi primi mesi? «Abbiamo girato due cortometraggi: "Occhi aperti sul sogno" ed "Essen". Entrambi sono stati selezionati al festival "ilCorto. it" di Roma, ed "Essen" è stato anche preso al festival Cinema Invisibile di Lecce - rispondono -. Abbiamo iniziato anche a collaborare con band del territorio: è da pochi giorni uscito il videoclip targato Kalispéra della canzone "Datore malato" del gruppo i "Diari della Fine". Sappiamo di dover continuare a migliorare e non vogliamo limitarci ai cortometraggi, ma puntiamo a produzioni più grandi».

Com'è il cinema di Kalispéra? «Abbiamo visioni diverse - dicono i giovani produttori -, ma tutte riconducibili a una linea comune: le nostre produzioni hanno un carattere variegato, nel linguaggio e nello stile. Cerchiamo un compromesso tra cinema di qualità e un prodotto fruibile a tutti, mirando ad accrescere la cultura cinematografica italiana, che al momento propone poco o niente di intellettuale».

E l’idea del videoclip "Datore malato" è nata perché «conoscevamo i "Diari della Fine" e ci è stata proposta questa collaborazione. Nel video abbiamo inserito tante comparse, tra le quali il noto imprenditore lucchese Giuseppe Borella: siamo molto soddisfatti, abbiamo fatto più di mille visualizzazioni su Youtube a quarantotto ore dal lancio».

Anche se, sottolineano, «Youtube può essere un'arma a doppio taglio: riesce a dare molta visibilità ma allo stesso tempo data l'offerta estremamente variegata che propone rischia di confondere il messaggio che vogliamo dare. Tendenzialmente preferiamo festival e concorsi per farci conoscere».

Ultima domanda: Kalispéra è un hobby o un lavoro? «Il nostro progetto nasce ovviamente da un comune amore per il cinema, ma per noi è molto di più. Crediamo sia molto importante avere iniziativa in questo periodo, perciò stiamo cercando di entrare nel settore, visto il carattere poco concorrenziale del mercato del cinema e la vasta disponibilità di piattaforme online gratuite. Cerchiamo di approcciarci a Kalispéra come se fosse un lavoro e lo portiamo avanti al pari dello studio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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