Finanza
Biomasse, il Tar “boccia” le centrali
Per i giudici gli impianti hanno ricevuto per mesi incentivi non dovuti: mancava l’impianto di cogenerazione
LUCCA. Le due centrali a biomasse di San Marco hanno funzionato per otto mesi senza l’impianto di cogenerazione. E quindi, per quel periodo, non avevano diretto agli incentivi del Gse. A sentenziarlo è stato il Tar del Lazio che – al di là dell’aspetto puramente tecnico e legale - ha nella sostanza confermato la posizione degli abitanti della zona e del comitato “Aria pulita”, che sulla mancanza dell’impianto di cogenerazione aveva condotto una vera e propria campagna.
La questione, come ricordano anche i giudici amministrativi nella loro sentenza, nacque quando il Comune di Lucca chiese al Gse di verificare tutta la documentazione che le due società che gestiscono gli impianti (La dispensa gourmet e Romea import export) avevano presentato per ottenere le autorizzazioni. A prendere l’iniziativa fu l’allora assessore all’ambiente Giuseppe Pellegrini Masini. Il Gse, di rimando, chiese al Comune di verificare se la cogenerazione (cioè il recupero di energia termica da utilizzare, ad esempio, per il riscaldamento) fosse o no stata realizzata. Pellegrini Masini incaricò Gesam Gas della verifica (senza vederne fra l’altro l’esito, visto che venne sostituito nell’estate 2013).
Nel frattempo, comunque. il Gse ( a dicembre 2012) aveva sospeso l’erogazione degli incentivi, che si concretizzavano nella “tariffa omnicomprensiva” accordata alle aziende con la convenzione firmata il settembre precedente. Incentivi dei quali le centrali avevano goduto per circa sei mesi: la data di “entrata in esercizio commerciale” degli impianti risaliva infatti all’11 luglio del 2012.
I giudici mettono poi in fila i fatti avvenuti dopo dicembre 2012: una ricostruzione che - si fa notare - è accettata sia da Gse che dalle aziende lucchesi. A gennaio 2013 le aziende comunicano la fine dei lavori sull’impianto di cogenerazione, mentre la messa a regime dell’impianto si è avuta il 4 e il 20 marzo di quell’anno. Una messa a regime che, per inciso, ancora non è definitiva, visto che il Comune deve ancora dare il sua via libera conclusivo: come scritto nelle settimane scorse dal nostro giornale, l’amministrazione afferma di dover ancora ricevere della documentazione, mentre per le aziende la questione cogenerazione è ormai chiusa.
Tornando alla causa giudiziaria, il Tar ha deciso considerando che il requisito della cogenerazione fosse essenziale per ottenere l’incentivo. Secondo i giudici, infatti, le centrali hanno operato per circa sei mesi in una configurazione difforme rispetto a quella prevista nei documenti presentati in Comune per ottenere l’autorizzazione all’esercizio. E su questa configurazione “sulla carta” si era basato il Gse per riconoscere gli incentivi, almeno fino alla segnalazione da parte dell’assessore Pellegrini Masini. D’altra parte, la presenza di un impianto di cogenerazione (per quanto di misura “ridotta”) era essenziale alle due centrali per poter utilizzare il percorso autorizzativo semplificato, anziché il più laborioso itinerario dell’autorizzazione unica.
Le aziende, quindi, non potranno chiedere il risarcimento per il mancato riconoscimento degli incentivi - al netto, ovviamente, di un sempre possibile ricorso davanti al Consiglio di Stato. Per il futuro, invece, la questione sembra essere risolta: attualmente, infatti, è stato trovato una convenzione transitoria per il Gse che consente di produrre energia seppure a costi inferiori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
