Proteste
«Vivrò circondato dai megatralicci e dalla centrale»
Lo sfogo contro l’elettrodotto di un abitante di Balbano La proprietà di Villa Casanova mobilita i propri legali
LUCCA. La sua casa è rimasta, sulla mappa, una “mosca bianca”: uno spazio non colorato in mezzo linee celesti, rosse e verdi che indicano le aree da vincolare a servitù per il nuovo percorso dell’elettrodotto La Spezia–Acciaiolo. Da oltre una settimana Simone Lena parla continuamente al telefono, incontra persone, richiede documenti. Cerca di capire che ne sarà della sua vita e di quella di tutti gli altri che vivono in questo angolo di paradiso a meno di dieci minuti dalla via Sarzanese, in una vallata che ricorda certi scorci del Trentino.
Lena vive qui da dieci anni. Una scelta di vita. «Questa casa l’abbiamo acquistata nel 2003. Poi ci abbiamo messo un anno per rimetterla in sesto, lavorando tutti i giorni. Nel 2004 ci siamo trasferiti». Allora come oggi, c’era un vicino “ingombrante”: la cava Batano. Che nel 2003 era in attività per l’estrazione di inerti e che - nel progetto di Terna - dopo essere stata dismessa e bonificata ora dovrebbe ospitare la nuova stazione di trasformazione, nella quale convergeranno i quattro tronconi dei due elettrodotti, quello da 380mila volt e quello da 132mila volt.
«Ovviamente quando acquistammo la casa sapevamo che la cava avrebbe chiuso - continua Lena -. E ora, dopo qualche anno di tranquillità, ci ritroviamo con nuovi problemi».
Problemi che non sono solo quelli (certo fondamentali) della paura per la salute. Ma anche quelli di vedersi “accerchiati” dai percorsi degli elettrodotti. La mappa, d’altra parte, parla chiaro: buona parte del terreno attorno all’abitazione di Lena sarà sottoposto alla servitù di elettrodotto. Un atto che potrebbe avere come effetto “collaterale” anche quello di far colare a picco il valore della proprietà.
Di tutto questo, prima della presentazione del progetto al ministero per ottenere le autorizzazioni e prima della pubblicazione delle aree sulle quali porre il vincolo, Lena non aveva avuto sentore. E, insieme a lui, tutti gli abitanti della zona: «Noi qui non abbiamo mai parlato con nessuno. Nessuno è venuto a informarci. Abbiamo saputo le cose dal giornale».
Da quando la notizia è uscita, Lena e gli altri si sono mossi su più direzioni. La prima, quella di acquisire il progetto, in mezzo a mille difficoltà tecniche e burocratiche. La seconda, quella di costruire un “coordinamento” fra tutti i territori interessati (oltre a Lucca, Massarosa, Camaiore, San Giuliano Terme e Vecchiano). I primi risultati ci sono già stati: nella prossima settimana ci sarà un altro incontro di coordinamento ed è assai probabile che ci possa essere anche un’assemblea alla quale possa partecipare il sindaco.
Ma è necessario far presto. Perché i termini per presentare le osservazioni scadono fra meno di due mesi e le procedure non sono semplici.
In questo, un aiuto al nuovo coordinamento potrà arrivare da Marianne e Adel Ismail, i proprietari del vicinissimo hotel a cinque stelle Villa Casanova. Che una volta venuti a conoscenza di quanto si stava immaginando di costruire a duecento metri dalla loro struttura hanno dato la massima disponibilità a collaborare con gli altri abitanti.
Nel concreto, la famiglia Ismail ha messo a disposizione del coordinamento il proprio studio legale di fiducia, per esaminare il materiale e prendere le decisioni di conseguenza.
Quella che si preannuncia nelle prossime settimane e mesi, dunque, è una battaglia senza esclusione di colpi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
