Sicurezza
Dopo l’assoluzione Puglia si ricandida
Per la trentottesima volta in 10 anni i giudici del tribunale assolvono il sindaco di Vagli che ora punta al terzo mandato
LUCCA. Se fosse una partita di calcio il punteggio finale sarebbe da guinness dei primati: 38-0. Ma anche in tema di giustizia è un vero e proprio record un sindaco di un piccolo comune dell’Alta Garfagnana che per trentotto volte ottiene direttamente l’archiviazione oppure viene rinviato o citato a giudizio e viene assolto 37 volte in primo grado e una in Appello senza usufruire della prescrizione. Mario Puglia in 10 anni ha accumulato un numero incredibile di esposti. Da quando - era il 2004 - per la prima volta venne eletto primo cittadino di Vagli. Le accuse? Dai reati in materia ambientale a quelli in materia edilizia, dal getto pericoloso di cose all’abuso d’ufficio, dal falso in atto pubblico alla tentata concussione sino alla turbativa d’asta. Una collezione di denunce e indagini d’iniziativa della procura da far tremare i polsi. Lui, imperterrito, è sempre andato avanti come un caterpillar. Partecipando alle udienze, presentando a sua volta controdenunce per calunnia e avendo un’incrollabile fiducia nella magistratura giudicante.
Terzo mandato. E i fatti gli hanno dato ragione tanto che, al termine dell’ultimo processo durato sette anni e finito come i precedenti, adesso è pronto il terzo mandato (attende che la Camera, dopo il sì del Senato, approvi il decreto Delrio): «Sì. - ha detto al termine del processo - Se fossi stato condannato, nonostante i reati si prescrivano entro fine 2014, non mi sarei ricandidato. Ma adesso posso serenamente presentarmi agli elettori come candidato di centrodestra per continuare la mia opera al servizio della comunità».
Il processo. La vicenda in questione risale al periodo 2007-2008. L’indagine venne condotta dall’allora sostituto Domenico Manzione e il fascicolo, quando il magistrato divenne procuratore di Alba, venne assegnato al sostituto Lucia Rugani. Puglia, assieme all’ingegner Francesco Volpi presidente della società partecipata «Vagli Turistica srl», era accusato di abuso d’ufficio e falso in relazione all’assegnazione del ravaneto - il deposito dei detriti di cava - alla società interamente partecipata attraverso una delibera e senza la firma sul piano di coordinamento deliberato da parte del presidente della Cooperativa Apuana. Il tribunale (presidente Annarumma, a latere Silvestri e Dal Torrione) ha assolto entrambi gli imputati «perché il fatto non costitutisce reato»(l.t.)
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