Il Tirreno

Lucca

Ex Centrolatte, fallita la società. Dramma per decine di famiglie

di Luca Cinotti
Ex Centrolatte, fallita la società. Dramma per decine di famiglie

Non è andato a buon fine il tentativo della “Lucca Investimenti” di accedere al concordato preventivo. Ora gli oltre 80 acquirenti che già avevano versato caparre cercheranno di incassare le fidejussioni

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LUCCA. Anche l’ultimo tentativo di salvare la società che stava costruendo 104 appartamenti all’ex Centrolatte è naufragato: la scorsa settimana il Tribunale di Pistoia ha sentenziato il fallimento della “Lucca Investimenti”. E ora per le decine di famiglie che avevano versato le caparre per gli immobili si apre una strada tutta in salita.

L’ultima spiaggia, per la società pistoiese che sei anni fa diede il via al maxi intervento fra la via Romana e la via Pesciatina, si chiamava concordato preventivo. Quello che - a fine ottobre dello scorso anno - era stato richiesto dall’amministratore unico Giorgio Zuccherini (già consigliere comunale a Pistoia). Secondo la legge, entro i 120 giorni successivi sarebbe dovuto pervenire sul tavolo del giudice una proposta dettagliata di concordato. Dove, soprattutto, fosse indicata la fonte dei finanziamenti necessari per completare l’intervento, considerato già completato al 90%. Ma le banche - interlocutrici privilegiate - hanno detto “niet”. E nessuno si è fatto avanti per rilevare il cantiere - fermo da due anni - e portarlo a termine.

La partita più delicata si gioca sul futuro dei tanti, tantissimi, che avevano già chiuso il preliminare per acquistare uno degli appartamenti. Si tratta di decine di persone, 84 secondo quanto scritto nella domanda di concordato preventivo.Il futuro, per tutti costoro, è quantomeno nebuloso. Ed è legato, in primis, alla verifica delle fidejussioni assicurative rilasciate al momento del versamento della caparra. Se non ci saranno problemi, chi vorrà escuterle potrà uscire da questa vicenda perdendo qualche soldo e rimanendo senza la casa voluta. Altrimenti c’è la possibilità di recedere dal contratto e di inserirsi nel fallimento. in questo caso, però, su tutto grava un’incognita pesante come un macigno: il grande complesso dovrà infatti essere messo all’asta. E la possibilità di trovare in tempi brevi un acquirente, soprattutto con la crisi dell’edilizia che è tutt’altro che superata, somiglia molto a un miraggio.

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