Il Tirreno

Lucca

Incontro sull’esperienza a palazzo ducale

Viaggio della memoria in Istria

Gli studenti: «Una pagina di storia che non va dimenticata»

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LUCCA. «Nessuna ideologia può giustificare gli orrori e i crimini assurdi dei progetti di sterminio che hanno attraversato l’Europa del Novecento. E i giovani devono crescere nella consapevolezza e convinzione che queste tragedie umane non si debbano ripetere, perché l’odio non porterà mai la pace tra i popoli». Le parole di Aligi Soldati risuonano nella sala di palazzo Ducale che ieri ha ospitato gli allievi dell’istituto Pertini che dal 14 al 16 marzo hanno compiuto il viaggio della Memoria, quest’anno concentrato in Friuli, Istria e Dalmazia. L’esule istriano è tornato per la prima volta nella sua Pola dopo 68 anni e l’emozione, racconta, è stata tanto forte da non riuscire, per interminabili minuti, a proferire parola. Un silenzio più doloroso di qualunque considerazione. Stesse emozioni per Armando Spinelli che solo nel 1963 rivide la sua Zara, piangendo, confessa, lacrime amare che però in seguito l’hanno portato a compiere molti viaggi della memoria. Oggi i due esuli vivono con le rispettive famiglie a Lucca che li accolse senza reticenze e questo viaggio è stato per entrambi l’occasione per raccontare la drammatica esperienza vissuta da migliaia di persone. Cento i partecipanti al “viaggio” tra studenti, insegnanti, istituzioni e cittadini, i quali hanno potuto visitare i luoghi più emblematici che, affermano Andrea Palestini e Matteo Garzella, presidenti dei consigli provinciale e comunale di Lucca «raccontano una pagina di storia che non deve essere dimenticata, ma incisa nella nostra memoria». Il Sacrario di Gonars (Udine) eretto in ricordo del campo di concentramento fascista che nel ’42 ospitò oltre 6000 internati, la città di Pola e il comprensorio di Padriciano, già centro accoglienza per esiliati, oggi sede di un museo, sono state le tappe più importanti del viaggio, insieme al campo di concentramento sull’isola di Rab, dove la delegazione lucchese è stata accolta dalle istituzioni locali, alle quali ha consegnato anche una lettera del vescovo di Lucca. «Un’esperienza che, afferma il presidente della Provincia Stefano Baccelli, induce alla riflessione e ci ha permesso di toccare con mano una delle vicende più agghiaccianti della nostra storia e che come italiani deve farci sentire responsabili per aver nascosto a lungo tanta atrocità».

Rossella Lucchesi

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