Il Tirreno

Lucca

«Niente medico, così il mio bambino ha rischiato la vita»

di Luca Dini
«Niente medico, così il mio bambino ha rischiato la vita»

Il piccolo ha avuto complicazioni dopo un’operazione La madre: «Trasferito a Lucca solo con volontari»

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CASTELNUOVO. «Voglio raccontare la nostra storia perché nessuno deve vivere una esperienza simile». Monica Fontana è una mamma molto provata, nelle ultime ore non ha dormito, la consapevolezza di cosa ha vissuto la sta raggiungendo adesso perché in quelle ore, drammatiche, è stata una Mamma, con la M maiuscola, e ha avuto una straordinaria forza. Il suo bambino, cinque anni da compiere a giugno, ha rischiato la morte a causa di una emorragia successiva ad un intervento ad adenoidi e tonsille. L’ambulanza che lo ha portato da Castelnuovo a Lucca era senza medico a bordo e la domanda di Monica oggi è una e una soltanto: «Perché?».

Tutto comincia venerdì 14 marzo quando il bambino viene sottoposto ad un intervento, programmato, per la rimozione di adenoidi e tonsille, presso l’ospedale Campod i Marte di Lucca. Tutto si conclude al meglio. Per una settimana però Monica, e suo marito Ugo, vigilano il decorso del piccolo perché un’amica infermiera suggerisce loro di controllare eventuali perdite di sangue.

Passa una settimana, quando alle 5 del mattino, un colpo di tosse del bambino è accompagnato da un po’ di sangue. Monica non ci pensa due volte e anche se ha una visita programma poche ore dopo dall’otorino, porta, assieme alla madre, il bambino al pronto soccorso dell’ospedale di Castelnuovo.

Qui, il medico di turno, conferma l’emorragia e nel frattempo il piccolo perde anche i sensi. Il dottore richiede quindi il trasferimento a Lucca perché possa essere visionato da chi ha effettuato l’operazione e chiama un’ambulanza specificando cosa era successo e richiedendo dunque la presenza di un medico a bordo. In realtà una specificazione superflua trattandosi di minore ed essendo quindi comunque obbligatoria la presenza di un medico in ambulanza.

Invece, all’arrivo del mezzo, la poco gradita “sorpresa”: a bordo del mezzo c’è un solo volontario oltre all’autista e non hanno nemmeno l’autorizzazione per accendere le sirene visto che per loro la procedura non è di emergenza.

«Una volta a bordo – racconta Monica – arrivati all’altezza di Gallicano mio figlio ha un peggioramento, ha continui conati di sangue e lo assisto assieme all’aiuto del volontario, Cristian, e l’autista, Valerio, capisce la gravità della situazione accendendo le sirene».

Ma qualche chilometro più oltre, all’altezza di Borgo a Mozzano la situazione per il piccolo precipita: «C’è un nuovo peggioramento - racconta la madre - e raggiungiamo Lucca con il bimbo privo di sensi».

Qui viene subito visitato dall’otorino, si capisce immediatamente che il problema è la non chiusura del canale delle adenoidi che così spiega il sangue presente nello stomaco del piccolo.

«Alla fine posso raccontare la storia perché si è conclusa bene – dice Monica – ma non deve accadere mai più che una mamma sia lasciata sola, senza un medico. Non ho avuto paura, non mi sono fatta prendere dal panico, ma se fosse successo?

«Mi sono sostituita io al dottore, ora sono sconvolta. Ci sono tante cose che non mi spiego, dall’assenza del dottore al codice giallo al pronto soccorso, fino alla burocrazia che ci hanno richiesto in Pediatria a Lucca al momento del ricovero. Voglio lasciarmi tutto alle spalle, ma racconto questo perché non accada più. E ringrazio di cuore sia Cristian che Valerio, i due volontari sull’ambulanza, perché senza di loro non so come sarebbe finita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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