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Imprenditore regala la sua azienda

Imprenditore regala la sua azienda

Il titolare della Ciemme Mobili: «La cedo gratis a chiunque garantisca il posto al personale. Confermo, vado in Tunisia»

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CARRAIA. «Sono disposto a cedere gratuitamente l’attività del punto vendita di Carraia a chiunque garantisca il lavoro al personale e prenda in affitto dagli ottimi proprietari l’immobile». Un composto grido d’aiuto quello che lancia Antonio Pacelli in una lettera scritta al nostro giornale, dopo aver letto l’articolo che riferiva della chiusura del punto vendita Ciemme Mobili e del trasferimento in Tunisia. Pacelli, uno dei titolari della Ciemme Mobili, si trova a Hong Kong per lavoro, di ritorno da un viaggio d’affari in Cina, ma la distanza non gli impedisce di dire la sua sullo stato di difficoltà in cui la sua azienda si trova.

«La mia famiglia vende mobili da oltre 50 anni. La dolorosa scelta di chiudere i punti vendita di Capannori e Latina è dovuta alla necessità di monetizzare velocemente. Il denaro è necessario per tenere in piedi l’azienda che, da alcuni anni, a causa della crisi e dell’enorme aumento delle tasse, perde soldi».

I problemi sono arrivati con la crisi economica. I clienti sono diminuiti, anche perché le famiglie, alle prese con stipendi ridotti all’osso, difficilmente investono i loro risparmi in oggetti d’arredo. Se la liquidità scarseggia, ottenere finanziamenti è quasi impossibile. Se gli incassi calano, le spese rimangono e proprio questo, insieme a lungaggini di carattere burocratico e amministrativo e a difficoltà nella reperibilità di finanziamenti, ha costretto la famiglia Pacelli ad abbandonare Capannori. «Solo il negozio di Carraia ha richiesto investimenti per un milione di euro e, quando siamo andati da alcune banche locali a chiedere 20.000 euro per una campagna pubblicitaria, non ci è stata nemmeno data una risposta – spiega l’imprenditore - Nonostante il Comune di Capannori sia stato sempre estremamente disponibile e collaborativo, abbiamo impiegato quasi un anno per la ristrutturazione a causa della miriade di adempimenti burocratici. Noi abbiamo sempre servito con professionalità e correttezza la nostra clientela, ma in questo paese si è permesso alle banche di usurare le aziende e allo stato di ucciderle legalmente». Insomma, tra la difficoltà di accedere a prestiti e la burocrazia, è diventato impossibile rientrare dell’investimento fatto e così, mentre gli altri punti vendita restano aperti perché non perdono soldi (ma la situazione è comunque difficile, sottolinea Pacelli), per Carraia arriverà presto la fine dell’esperienza Ciemme. E i lavoratori? «Ai dipendenti è stato offerto il trasferimento a Tunisi e alcuni, forse, accetteranno». Secondo Pacelli, rimanere in Italia è quasi impossibile. «A Tunisi un’importante famiglia locale di imprenditori ci ha fatto ponti d'oro per organizzare produzione e distribuzione di mobili. Il governo tunisino ha offerto condizioni estremamente favorevoli alla nostra azienda, cosi come ha fatto la Slovenia e così come farà, probabilmente, la Turchia. In Italia ho scritto a tutte le istituzioni ma nessuno mi ha risposto, eppure abbiamo 50 anni di storia, 80 dipendenti e un indotto non indifferente. Nel nostro paese nessuno è interessato a evitare perdite di posti di lavoro».

Arianna Bottari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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