Il Tirreno

Lucca

Non paga l’Iva e le imposte Confiscate case e yacht

di Luca Tronchetti
Non paga l’Iva e le imposte Confiscate case e yacht

Condannati dal gip a sei mesi l’ex titolare di una ditta di autotrasporti e la figlia Il procedimento per evasione a causa di omessi versamenti per 250mila euro

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CASTELNUOVO. Tre appartamenti confiscati - a Castelnuovo, Ortonovo (La Spezia) e Viareggio - e uno yacht ormeggiato sulle sponde del fiume Magra sono la «pena» maggiore inflitta a Iliano Domenico Dinelli e a sua figlia Katiuscia Dinelli - entrambi residenti a Castelnuovo - dal giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti su richiesta del pubblico ministero Aldo Ingangi nell’udienza camerale con rito abbreviato al tribunale di Lucca. I responsabili della ditta di autotrasporti Dinelli con sede a Marlia - azienda fallita nel giugno 2013 - in concorso dovevano rispondere dei reati di omesso pagamento Iva e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi per una presunta evasione fiscale da 250mila euro. Ma oltre alla condanna penale in abbreviato a sei mesi di reclusione per entrambi il giudice ha adottato il provvedimento choc che segue al sequestro effettuato dalla guardia di finanza nel settembre dello scorso anno. La confisca di beni - tre appartamenti e lo yacht Katiuscia da 44 piedi (13 metri e mezzo) - per un valore decisamente superiore all’equivalente del danno nei confronti dell’Erario. Si tratta, è bene chiarire, del primo grado di giudizio e i beni mobili e immobili sono al momento sottratti dalla disponibilità dei titolari. Ma in caso di sentenza definitiva la confisca farà immediatamente esecutiva.

L’indagine. L’origine dell’accertamento della tributaria è legato a una circostanziata segnalazione dell’Agenzia delle Entrate che fa scattare l’inchiesta. I comandi di Lucca e La Spezia delle fiamme gialle, incaricate dal sostituto procuratore Aldo Ingangi, dopo gli accertamenti del caso sottopongono i beni dei Dinelli a sequestro preventivo. La posizione degli indagati si aggrava perché, per sottrarsi al pagamento delle tasse e comunque delle sanzioni amministrative legate alle imposte non versate che superano abbondantemente il limite di legge (50mila euro), Iliano Domenico Dinelli cerca di alienare o compiere atti fraudolenti su alcuni beni per rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva da parte del fisco. Nel caso di specie l’ex titolare dell’azienda di autotrasporti cerca di vendere il motoryacht intestato alla ditta, ma nella sua disponibilità in modo da sottrarlo ai creditori e in particolare all’Erario.

Sequestro per equivalente. Nei reati tributari - ma anche in quelli che riguardano la pubblica amministrazione, le organizzazioni malavitose, le estorsioni, ecc - le procure ricorrono sempre più spesso all’applicazione della misura cautelare intervenuta grazie alla legge 146 del 2006 che ha previsto la possibilità della confisca e del sequestro per equivalente. Come nel caso dei Dinelli visto che non è possibile individuare i beni che costituiscono il profitto del reato viene disposto il sequestro di altri beni nelle disponibilità dell’imputato con valore corrispondente o anche superiore.

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