Sicurezza
Negozi nella platea del Pantera Ora il giudice dà via libera
Accolto il ricorso dei proprietari dell’immobile contro il diniego adottato dalla Soprintendenza Il progetto prevede anche la costruzione di un ascensore e di una balaustra in metallo
LUCCA. È un luogo nascosto, nel bel mezzo della città. Un luogo che nessuno - o quasi - ha visto nel corso degli ultimi vent’anni e passa. Eppure, a seguito di una sentenza, la platea e la galleria dell’ex cinema Pantera in via Fillungo potrebbero essere riaperti al pubblica. Non per proiezioni e spettacoli, ma per allargare l’attività commerciale di profumeria già presente da una quindicina d’anni nelle altri parti dell’ex cinematografo.
A sbloccare la situazione il Tribunale amministrativo della Toscana, che ha accolto il ricorso della Fabbri Srl, società grossetana proprietaria dell’immobile. Sono nomi conosciuti quelli degli amministratori e dei proprietari di questa società: si tratta, infatti, della famiglia Croci che nel 1978 fondò il marchio della Gardenia: lo stesso che a fine anni Novanta aprì il negozio nei locali “accessori” del Pantera. I Croci, con il passare degli anni, hanno poi ceduto il testimone del marchio Gardenia in mani estere. Ma la proprietà dell’immobile del vecchio cinema è rimasta nelle loro mani. E, dopo aver ottenuto nel 1998 i permessi per realizzare la superficie di vendita nel foyer, nell’ingresso e nel “palco dei musici”, in tempi assai più recenti (nel 2009) hanno presentato una domanda per essere autorizzati a trasformare anche la galleria e la platea del cinema in area commerciale.
La richiesta è stata depositata in Soprintendenza, visto che nel 1999 il Ministero per i beni culturali ha dichiarato l’immobile di «interesse particolarmente importante». Dopo alcuni mesi di “rimpalli” e di richieste di chiarimenti, la Soprintendenza negò il permesso alla società. Uno dei punti centrali del provvedimento rimarcava come l’inserimento di un ascensore e di una struttura “leggera” di metallo all’interno della sala avrebbe prodotto un «totale stravolgimento dei locali dell’ex cinema». Tuttavia, la soprintendenza avrebbe permesso l’utilizzazione commerciale mediante «l’inserimento di strutture temporanee che rendano possibile l’uso della sala».
La società, da parte sua, ha contestato i precedenti comportamenti della Soprintendenza, che già in passato aveva dato l’ok alla nuova destinazione d’uso. E ha ricordato come gli interni fossero «già stati trasformati radicalmente nel 1948» quando il Pantera da teatro venne riconvertito in cinema, abbattendo la struttura delle quinte e distruggendo i quattro ordini di palchi per introdurre la galleria. Il cinema, poi, avrebbe proseguito l’attività fino alla chiusura, datata 1992. I giudici hanno accolto le lamentele della Fabbri, sostenendo che è mancato completamente il “contraddittorio” fra le parti e che - inoltre - la motivazione della Soprintendenza è troppo generica: «l’amministrazione - si legge nella sentenza del Tar - avrebbe dovuto tenere conto della situazione attuale dell’immobile, che in altre parti viene già utilizzato per scopi commerciali, con notevoli modificazione e rimaneggiamenti rispetto all’originaria configurazione, descrivendo in modo puntuale il pregiudizio che l’esecuzione del progetto della Fabbri arrecherebbe all’ex cinema-teatro Pantera. Invece, il diniego si limita all’apodittica affermazione che “il cambio di destinazione configura un danno irreversibile al sito”».
Ora la palla ritorna proprio nel campo della Soprintendenza e del Ministero dei beni culturali, che dovranno decidere se - e in quali termini - presentare un ricorso contro la sentenza davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Non dovessero prendere questa strada, la Fabbri potrebbe andare avanti con il suo progetto, presentandolo in Comune e allargando così la superficie di vendita della profumeria di via Fillungo.
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