Sicurezza
Le botte, il ricatto: non hai soldi, ti caccio
Violenza economica in aumento, oltre che fisica e sessuale. Al Codice rosa dell’Asl 1,5 casi al giorno
LUCCA. Maltrattate, umiliate, ricattate perché non lavorano e non contribuiscono a sostenere economicamente la famiglia. E poi le minacce: «non ti darò più soldi, non ne avrai più né per te né per i figli».
Aumentano i casi di violenza domestica con più connotazioni: non solo fisica, non solo psicologica, non solo sessuale. Anche economica. Mogli e compagne umiliate dal proprio marito o compagno perché non lavorano, non per loro volontà ma perché un’occupazione non la trovano o l’hanno perduta.
La perdita dell’indipendenza economica le fa precipitare a volte in una spirale nella maggior parte dei casi sconosciuta e imprevista: quella del ricatto, a cui si aggiungono botte e violenze di altro genere.
Tutto questo conferma la dottoressa Piera Banti, che coordina, da quando è stato istituito, l’ambulatorio del Codice rosa al pronto soccorso dell’ospedale Campo di Marte.
«La violenza economica c’entra e tanto nei casi che vediamo tutti i giorni - spiega la dottoressa Banti -. Tante donne che non lavorando dipendono dal compagno accettano anche le botte pur di non essere mandate via, in particolare se ci sono i figli: meglio prenderle che finire sotto un ponte. Per tenere la barca pari sopportano di tutto. La mancanza di lavoro generalizzata e i problemi economici accresciuti di questo periodo storico - aggiunge - acuiscono la situazione. Ne siamo consapevoli: in tre giorni abbiamo visto sei casi. La minaccia economica poi è in aumento e la maggior parte delle donne che non riescono a uscire da queste situazioni non ha un lavoro».
In questo mare di sofferenza, la nota positiva è, come spiega sempre la responsabile del Codice rosa dell’Asl 2 Lucca, «che le donne adesso si fidano di noi, cominciano a chiedere aiuto. E tante riusciamo ad aiutarle. Ma la cosa fondamentale è la presa di coscienza: tante donne che subiscono violenza dal compagno non ne sono consapevoli, perché pensano che i suoi atteggiamenti siano normali, che siano normali le cose che lui le fa e le dice. Bisogna partire da qui, dall’essere consapevoli», sottolinea.
I numeri, del resto, comprovano questa fiducia accresciuta negli operatori specializzati della sanità e delle forze dell’ordine.
Solo all’ambulatorio del Codice rosa al Campo di Marte, i numeri dei casi trattati sono cresciuti nel passare dei mesi in modo esponenziale. E dire che, come non più di un anno fa evidenziava proprio la dottoressa Banti, quando il servizio fu attivato, qui a Lucca, si pensava quasi che non ce ne fosse necessità.
I casi invece si sono moltiplicati sotto gli occhi degli addetti ai lavori. Il primo anno di attività, il 2012, si è concluso con 250 casi trattati dall’ambulatorio del Codice rosa; quelli trattati invece nel 2013 sono stati oltre cento in più, per l’esattezza 353.
E in questi primi mesi del 2014, è ancora la dottoressa Banti che parla, «andiamo alla media di uno, uno virgola cinque casi al giorno. Perché capita che un giorno non ce ne siamo e che un altro ne registriamo tre».
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