Proteste
«Si paga per entrare? Torniamo indietro»
Turisti e guide polemici per l’ingresso a pagamento in cattedrale, ma c’è anche chi approva: «La manutenzione costa»
LUCCA. «Noi, da oggi, qui non entreremo più. I visitatori? Li porteremo altrove».
A dirlo, fuori dalla cattedrale di San Martino, proprio nel giorno in cui l’ingresso nel duomo, per i non residenti, diventa a pagamento, è una guida turistica con un nutrito gruppo di tedeschi al seguito. Uno sguardo d’insieme, una breve spiegazione della facciata, un piccolo inquadramento cronologico, la descrizione di ciò che è conservato all'interno della chiesa e, subito, li conduce oltre. «Li porto in piazza Anfiteatro e poi a visitare San Frediano» aggiunge. Quello che più si temeva, si è verificato fin dalle prime ore dell’entrata in vigore del nuovo contributo, istituito in San Martino per fare fronte alle spese di ordinaria e straordinaria manutenzione.
La riduzione del prezzo a due euro, in questa fase iniziale, per le comitive composte da più di 15 persone, non sembra infatti bastare a risolvere il problema.
Dover ancora mettere mano al portafogli, per pagare un supplemento che, al momento della prenotazione della vacanza o del tour turistico, nessuno aveva messo in conto, certo non sembra piacere né agli stessi viaggiatori né ai loro accompagnatori che in qualche caso, evitano di varcare la soglia della cattedrale.
E a prendere questa decisione, non sembrano essere i soli.
Anche chi non fa parte di una compagnia, dà l’impressione di restare interdetto. C’è chi scatta soltanto qualche foto all'esterno, accontentandosi di ammirare la facciata e chi si avvicina all'ingresso, temporaneamente collocato dalla parte del Volto Santo, a sinistra della chiesa, scegliendo di fare retromarcia quando si imbatte nella biglietteria.
Fra loro, due ragazze londinesi, Marcia Costa e Chloè Saleh che subito tornano indietro. «Se dobbiamo pagare, non entriamo – dichiarano – non è giusto che vengano chiesti soldi anche agli studenti. Siamo in Italia grazie al progetto Erasmus e vogliamo visitare le vostre bellezze, ma dovete venire incontro anche a noi».
Qualcuno si accontenta delle immagini sugli opuscoli, qualche altro si informa prima di avvicinarsi, fermandosi un attimo a leggere le tariffe sul cartellone posto all'esterno.
«Entrare in un luogo di culto e dover mettere mano al portafogli è assurdo – commenta anche Marzio Zecchini che vive a Reggio Emilia – la cultura deve essere fruibile a tutti. Chi vuole, è libero di lasciare un’offerta, ma che vengano chiesti obbligatoriamente tre euro, proprio non mi piace».
Un pensiero, questo, condiviso dalla maggior parte, nonostante che in molti facciano presente l’esistenza, già da tempo, di un ticket in diverse chiese importanti, italiane e straniere.
«Per quanto mi riguarda, non è un problema – dichiara infatti lo spagnolo Joan Climent, residente a Valencia – da noi è una prassi già consolidata. In confronto, ad altre situazioni, qui i prezzi sono anche più bassi. A Toledo, ad esempio, servono 7 euro, una cifra più alta rispetto ai 3 euro necessari per vedere la cattedrale e la sacrestia di San Martino».
Ma per poter accedere anche agli altri spazi, il prezzo è destinato a salire.
Cinque euro per visitare cattedrale e museo o cattedrale e San Giovanni, sette euro invece per la Cattedrale e la sacrestia, il museo, la chiesa di San Giovanni con gli scavi archeologici e il campanile.
Una volta all'ingresso, i turisti vengono fermati al desk, collocato sul lato sinistro, e viene domandato loro il percorso che desiderano fare.
Solo i residenti, a cui viene rilasciato un tagliando gratuito, possono tranquillamente passare oltre.
«Quando entriamo in chiesa e dobbiamo versare dei soldi, siamo sempre un po’ scandalizzati – afferma sulla porta Gennaro Canfora da Capri – ma, in fondo, vi state solo allineando con altre realtà. Se effettivamente tutto questo è necessario per la manutenzione, faremo uno sforzo».
E’ d’accordo Giovanna Raimondi, residente a Milano, in città con due amiche per una breve vacanza di alcuni giorni, sebbene appaia sorpresa di fronte a questa novità.
Come lei, nemmeno la gita di Cesena, organizzata da Benito Gregori, si lascia scoraggiare: «Siamo qui per vedere, non possiamo farci fermare da un contributo da pagare – affermano dal gruppo –. Se è necessario, lo verseremo. In fondo, opere e strutture hanno un costo ed è comprensibile che si domandi un piccolo aiuto per mantenerle. Non possiamo permettere che il tempo usuri il nostro patrimonio artistico: è dovere di ciascuno fare di tutto perché venga conservato al meglio».
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