Il Tirreno

Lucca

Il caso Boccherini in parlamento ma per l’istituto paga il Comune

di Barbara Antoni
Il caso Boccherini in parlamento ma per l’istituto paga il Comune

Il senatore Marcucci presenta un’interrogazione per accelerare il passaggio della scuola allo Stato comprese le spese di mantenimento di 2 milioni 150mila euro l’anno, coperte dalle casse municipali

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LUCCA. Costa due milioni centocinquantamila euro al Comune ogni anno. Soldi che servono per gli stipendi dei docenti e per il mantenimento dell’intero istituto. Che però, seppure indiscutibile fiore all’occhiello per la città, fa capo al ministero dell’Istruzione e della Ricerca.

Parliamo dell’istituto di alti studi musicali Luigi Boccherini, sede in palazzo Lippi, piazza del Suffragio. Scuola di indubbia fama e prestigio. Ma rimasta - per una serie di circostanze opposte - sempre a carico del Comune piuttosto che del ministero. Perché il processo di statizzazione (ovvero il passaggio dell’istituto dalla respnsabilità economica del Comune a quella dello Stato) rivendicato dal 1941 non è mai andato in porto.

Un passo avanti, oggi, potrebbe arrivare dall’interrogazione che, a giorni, il senatore Pd del comprensorio lucchese (nonché presidente della commissione istruzione e beni culturali del senato) Andrea Marcucci presenterà, come conferma egli stesso, al governo, a firma congiunta del senatore Pd di Livorno Samuele Lippi (visto che l’istituto di studi musicali Mascagni, nel capoluogo costiero, è nella stessa condizione del Boccherini). Marcucci è ottimista: «Ci sono indicazioni di convergenze positive per il Boccherini», sottolinea.

E tutti gli interessati si augurano che stavolta la prospettiva corrisponda a realtà. A cominciare dal sindaco Alessandro Tambellini, che commenta la situazione in modo alquanto stringato. «Sono tantissimi soldi quelli che ogni anno il Comune deve pagare per il Boccherini. Parlerò quanto prima col ministro, bisogna accelerare i tempi della statizzazione», dice.

E così il maestro Gian Paolo Mazzoli, direttore del Boccherini, spiega che «da parte nostra abbiamo sempre sollecitato, in vari modi, che il processo di statizzazione giungesse a compimento. Ne discutemmo a suo tempo col ministro Maria Chiara Carrozza, ora il ministro è Antonella Giannini e siamo in attesa di ulteriori sviluppi. Arrivare alla statizzazione sarebbe importante, il Comune potrebbe sgravarsi del costo che sostiene ogni anno e sarebbe importante anche per noi». Seppure, a livello di qualifica conseguita presso un istituto di alti studi musicali come il Boccherini o presso un conservatorio sia a tutti gli effetti equiparata. «Mi auguro che si possa finalmente arrivare alla conclusione di questo percorso», conclude Mazzoli.

Un percorso che, a ricostruirlo, è fatto di passi avanti (pochi) e clamorosi passi indietro (tanti).

La prima richiesta di statizzazione infatti risale al 1941, avanzata ma respinta dallo Stato. Ci si riprovò nel 1948, in occasione del centenario della nascita di Giacomo Puccini: in questo caso il diniego fu giustificato sia per l’eccessivo costo che l’istituto avrebbe comportato allo Stato sia per la vicinanza del conservatorio di Firenze.

Risultano altri passaggi nel 1969 (quando il collegio dei docenti chiese con un atto ufficiale al Comune di fare tutti i passi necessari alla statizzazione) e nei primi anni Settanta.

Nel 1980, anno in cui il Boccherini traslocò in palazzo Lippi, il Comune approvò per l’istituto una previsione di spesa annua di un miliardo 577milioni di vecchie lire, poi cresciuta nel tempo. Nel 1987 i parlamentari lucchesi tornarono alla carica, ma invano. Risale invece al 1999 la riforma che equiparò i conservatori, agli istituti di studi musicali. L’atto più importante è datato però 2004, quando, col ministro Letizia Moratti, l’allora presidente del Boccherini sottoscrisse un protocollo di intesa che prevedeva il subentro di dipendenti statali ai pensionamenti di quelli comunali. Non ci fu alcun riscontro. Per quattro anni però il Miur versò 500mila euro l’anno al Comune per il Boccherini. Poi più niente. Il resto è storia recente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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