Il Tirreno

Lucca

Negozi, 107 le cessazioni nei primi due mesi del 2013

Negozi, 107 le cessazioni nei primi due mesi del 2013

Secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti, in difficoltà sono soprattutto pubblici esercizi e ristoranti. Pasquini: «Va risollevata la domanda interna»

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Gli effetti negativi del 2013 condizionano la partenza del 2014 per il commercio al dettaglio in provincia.

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Confesercenti, tra gennaio e febbraio il saldo tra aperture di nuove attività e cessazioni è ancora negativo. Un dato tra i peggiori, se non il peggiore negativo, degli ultimi anni: a chiudere, sempre secondo le analisi dell’Osservatorio, sono state soprattutto donne e imprenditori over 50, mentre ad aprire con maggior frequenza, invece, giovani e stranieri.

Nei primi due mesi del 2014 sono state 107 le attività che hanno cessato in tutta la provincia, 27 delle quali sono nel comune di Lucca.

Analizzando le singole categorie, colpisce ancora una volta la crisi di abbigliamento e ristorazione. Per quanto riguarda il primo settore in provincia tra gennaio e febbraio una sola nuova apertura a fronte di 15 chiusure; a Lucca 4 cessazioni e nessuna nuova iscrizione. Peggio i settori di ristorazione e bar che in provincia registrano un saldo negativo di 50 attività e a Lucca città di 11.

«Il 2013 è stato l’ennesimo anno di crisi piena, con un calo del Pil e, soprattutto, dei consumi peggiore del previsto - commenta Emanuele Pasquini, vicedirettore di Confesercenti Toscana Nord -. Un’eredità pesante, che nei primi due mesi del 2014 ha portato ad una vera e propria emorragia di imprese. Dopo l’ennesimo Natale fiacco, molti imprenditori hanno ritenuto di non affrontare l’anno, con il suo carico di spese ed adempimenti fiscali, scegliendo invece la strada della chiusura. Anche perché il mercato interno è ancora in una fase acuta di crisi e la riduzione di consumi non accenna ad arrestarsi».

Da Pasquini quindi un appello sia a livello nazionale che locale:

«Dobbiamo restituire agli italiani un po’ di risorse e far ripartire i consumi. Se non troviamo un modo per risollevare la domanda interna, le piccole e medie imprese, e non solo quelle attive nel commercio e nel turismo, chiuderanno in numeri sempre maggiori, contribuendo ad esacerbare la spirale di disoccupazione e povertà imboccata dall’Italia. Speriamo che la strada intrapresa dal presidente Renzi porti i risultati sperati. A livello locale – conclude il vicedirettore – bisogna mettersi finalmente ad un tavolo per rimodulare le tariffe (dal suolo pubblico ai rifiuti) e soprattutto per lavorare su strumenti urbanistici che regolino le facili aperture le cui conseguenze sono evidentemente negative. Senza dimenticare infine la grande distribuzione; basta con i facili entusiasmi per strutture che non fanno altre che drenare risorse locali con poche ricadute sul territorio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa