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Lucca

Botte e sevizie sulla ragazza, denunciato

Botte e sevizie sulla ragazza, denunciato

Sotto accusa un ragazzo minorenne affidato ad una struttura. Aveva picchiato anche altre persone, compreso il padre di lei

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LUCCA. Per più di due anni ha picchiato la sua fidanzata. Selvaggiamente. L’ha spedita spesso al pronto soccorso del Campo di Marte, l’ultima volta le ha anche spezzato di netto il dito di una mano. E, tanto per ribadire che con lui nessuno può scherzare, a ottobre ha gonfiato di botte il padre della ragazza, prendendolo a bastonate sulla testa e causandogli ferite guaribili in un mese. A dicembre ha mandato in coma l’autista di un pullman di linea che a Montecatini era intervenuto in difesa della ragazza. Adesso lui - minorenne di Pieve a Nievole e che chiameremo (con un nome di fantasia) Fabio - è ospite in una comunità fuori della Toscana: nella nostra regione non lo ha voluto accogliere nessuno. Troppo pericoloso. Lo seguono specialisti: cercano di recuperare questo ragazzo che, se fuggirà, finirà stavolta diritto in carcere. Lei, che chiamiamo Anna, ma il suo vero nome è un altro, è maggiorenne: quest’anno sosterrà la maturità, abita nel Capannorese. Ed è la povera vittima di una spirale di violenza, fisica e psicologica, che l’aveva avvolta da quando poco più di due anni fa aveva conosciuto quel ragazzino di Pieve a Nievole. Un rapporto non usuale, vista la differenza di età, che è andato avanti nonostante le percosse sempre più frequenti che sono finite solo grazie all’intervento dei carabinieri guidati dal capitano Lorenzo Angioni e all’intuito del maresciallo Franco Posarelli che guida la stazione di Pieve di Compito a cui la studentessa si era rivolta. Con loro ha collaborato la polizia di Montecatini. «I colleghi psicologi dell’Arma (Racis di Roma, sezione atti persecutori) che hanno visitato Anna l’hanno definita “un morto che cammina” e purtroppo hanno ragione» spiega la dottoressa Piera Banti, referente per il pronto soccorso del Codice Rosa.

Le botte al padre. A ottobre al maresciallo Posarelli si presenta il padre della ragazza. Racconta di essere stato picchiato dal fidanzato della figlia. Che lo ha preso a bastonate quando si è sentito rimproverare. «Non va bene come tratti mia figlia, non le devi mettere le mani addosso». Una frase che scatena il raptus di violenza. Fabio prende un bastone nodoso e si sfoga, causando lesionigravi. L’episodio sembra circoscritto. Al momento non è collegato a nient’altro. Ma non è così.

Botte a novembre. La svolta arriva quando Anna va dai carabinieri. In lacrime, racconta quel che sta subendo. Poco prima era stata visitata dalla dottoressa Banti che le aveva riscontrato ferite in varie parti del corpo. La ragazza parla e si sfoga. Poi, però, non collabora più. Tipico comportamento, spiegano gli specialisti, della vittima che non riesce a spezzare il legame con il suo carnefice. Sa che è sbagliata quella vita, ma non riesce a venire via. È come una mosca intrappolata nella rete del ragno: si divincola, ma resta lì. Anna, una bella ragazza, di corporatura esile, di buona famiglia, il 21 novembre si allontana. Sua mamma e sua nonna corrono dal maresciallo Posarelli, raccontano che la ragazza si è volatizzata dopo la scuola. Dice che va a Livorno da un’amica, ma non è vero. È con Fabio, a Montecatini. I carabinieri e la dottoressa Banti, che segue il caso da vicino, si allarmano. «Abbiamo temuto il peggio» confessa il medico. Alla fine la studentessa viene localizzata (siamo già al 22 novembre) a Montecatini. Ha trascorso la notte in un hotel con il suoi carnefice, che alle spalle ha una difficile situazione familiare: la madre se ne è andata da tempo, il padre ha precedenti penali e non pare interessato all’educazione figlio. Che, anzi, protegge giustificandone i comportamenti violenti. Anna, convinta dai carabinieri a tornare a casa, a sta male. Le ha prese anche stavolta, Fabio le ha storto il dito di una mano fino a spezzarlo, solo perché si è permessa di guardare un coetaneo dentro a un locale. Colpi inferti in tutto il corpo, tanto che i due decidono di restare nella città termale per non far vedere ai genitori in che stato pietoso si trova Anna. Lui, che la considera un oggetto di sua totale proprietà, non ha gradito e ha reagito con la forza.

Botte a tutti. La stessa forza adoperata, raccontano i carabinieri, una sera in cui alcuni amici in un pub della periferia gli avevano detto di smettere di tormentare Anna. Fabio per tutta risposta era uscito e aveva danneggiato la macchina della ragazza: vetri e finestrini spaccati, calci contro le fiancate. Il carrozziere aveva presentato un conto da 3mila euro. E un’altra volta Fabio aveva picchiato un giovane maggiorenne che alla stazione di Lucca era accorso in difesa di Anna, che stava prendendo calci e pugni anche quella volta. «Abbiamo ricostruito una decina di gravi episodi» spiega il capitano Angioni. Botte per strada, ai Gigli a Firenze, alla Coop a Montecatini. Vessazioni continue. Un violento seriale: lo stesso trattamento riservato ad Anna lo aveva avuto anche con due ragazzine con le quali anni prima aveva avuto una relazione.

Social network. Fabio aveva l’assoluta padronanza della sua ragazza al punto da sottrarle l’identità sui social network e a rispondere con offese e minacce a chi contattava la ragazza facendosi passare per lei.

Tribunale per i minori. La lunga attività investigativa si conclude con la richiesta al tribunale per i minori di emettere una misura restrittiva. La procura decide di affidare il giovane violento a una struttura. Le risposte dei centri toscani contattati sono tutte uguali: «No, uno così non lo vogliamo. Rischia di distruggere il nostro lavoro di recupero». Alla fine viene trovata una comunità fuori regione.

L’allarme. «I casi di violenza tra minori, ma anche su anziani sono in aumento - dice la dottoressa Banti -. Per questo motivo chiediamo alle vittime di avere fiducia nelle istituzioni e di prendere contatto con le forse dell’ordine per denunciare eventuali episodi di pestaggi, intimidazioni, stalking. Grazie al protocollo del Codice Rosa possiamo aiutare le vittime».

Duccio Casini

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