Attenzione
Professori e personale Ata: in 113 chiedono la pensione
Il fenomeno interessa soprattutto le scuole dell’infanzia e le primarie Possibile un problema di sostituzione, visti i tempi lunghi del concorsone
LUCCA. Un piccolo esercito. Centotredici persone, fra docenti, dirigenti e Ata che hanno chiesto di andare in pensione a partire dal 1° settembre di quest’anno quando si apre la “finestra” che consente ai dipendenti della scuola di lasciare il lavoro. Numeri in linea con gli anni scorsi e con le previsioni, ma che potrebbero preludere a una difficoltà nel rimpiazzo.
Le richieste all’ex provveditorato (ora Ufficio scolastico provinciale) sono arrivate entro la metà del mese di febbraio: a chiedere di andare a riposo da settembre sono 16 insegnanti delle scuole dell’infanzia e 21 della scuola primaria (cioè le elementari). Cinquantadue, invece, sono i professori delle scuole medie e superiori, con una prevalenza (nove) nella classe di insegnamento di italiano, storia e geografia, seguita a un’incollatura da quella di matematica e scienze naturali. Due gli insegnanti di religione cattolica.
Complessivamente, inoltre, ci sono venti unità a chiedere la pensione fra il personale Ata: quattro assistenti amministrativi, un assistente tecnico, 13 collaboratori scolastici e due direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga).
Fin qui i numeri. Che però mai come in questo caso hannno bisogno di un’interpretazione. A darci una bussola è Antonio Mercuri, segretario provinciale della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil: «Paradossalmente - spiega il sindacalista - sono numeri che segnalano una sorta di “contrattura”. E la dimostrazione di quello che accade lo dimostra proprio il fatto che la fetta più grande di richieste di pensionamento arrivi da insegnanti delle materne e delle elementari». La chiave di tutto, infatti, sta nella riforma previdenziale Fornero: «Quella legge ha bloccato a scuola molti insegnanti, nati intorno al 1952, che si sono visti aumentare notevolmente i requisiti per andare in pensione. Questo riguarda soprattutto le scuole superiori, dove ci sono molti uomini: nelle scuole materne ed elementari, invece, abbiamo le maestre che spesso hanno iniziato a insegnare più giovani, dopo la maturità. E così possono far valere il requisito dei 42 anni di contribuzione che permette loro di andare comunque in pensione».
I numeri, peraltro, potrebbero anche salire, visto che dovranno essere considerate le cessazioni d’ufficio. Si apre così, da qui a settembre, il problema del ricambio di questo personale. Che - ora come non mai - potrebbe essere a rischio. Anche perché il famoso “concorsone” che avrebbe dovuto garantire l’immissione di migliaia di docenti in ruolo è in buona parte fermo ai box, con le commissioni che non riescono a portare a termine l’esame dei candidati.
Luca Cinotti
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