Il Tirreno

Lucca

Margherita, in migliaia per l’addio

di Barbara Antoni
Margherita, in migliaia per l’addio

Stipata la chiesa di Padule, una quantità di persone dentro e fuori. Il pianto degli amici, la voce rotta di don Marsili

4 MINUTI DI LETTURA





PORCARI. È il silenzio totale il primo segnale del dolore infinito che ha squarciato la frazione di Padule e i suoi abitanti. Non una voce nell’aria, non un rumore. Solo, in lontananza, un cane che abbaia. Un paesaggio immobile, impietrito: le coloniche ristrutturate su un lato, la campagna a perdita d’occhio dall’altra.

La strada stretta è stipata di auto. E quindi è chiusa, una pattuglia di vigili sta sorvegliando la viabilità. Sono le 14 di ieri. Si cammina a lungo per arrivare alla chiesa dove si celebrano le esequie di Margherita Tocchini, dodici anni ancora da compiere, morta sul colpo in un tragico incidente, una tragica fatalità che l’ha fatta sbalzare e cadere mentre viaggiava sullo scooter condotto dal fratello la disgraziata sera del 6 marzo. Ci sono centinaia di persone, migliaia. Dentro e fuori la chiesa. Assiepate dentro; in piedi, stipate una accanto all’altra fuori. In silenzio anche loro. Se non ci fossero i canti della messa e le parole di don Amerigo Marsili anche l’aria sarebbe muta.

Il dolore per la perdita di Margherita è straziante. Piangono le persone adulte. E piangono i bambini, coetanei della piccola sfortunata: i suoi compagni di scuola, le amiche della squadra di esordienti Basket femminile Porcari, alcune delle quali hanno indossato la divisa gialloblu per dare l’ultimo saluto a Margherita.

La sua maglia la tengono alcune compagne di squadra: è stata racchiusa in una grande cornice e protetta da un vetro. La maglia numero 5, Margherita, con tante firme e cuori intorno.

Alcune amiche di Margherita sono sorrette dalle mamme. Le parole non bastano a descrivere il dolore assoluto di chi, giovane, è stato finora ignaro della morte. Sono strette nei loro giubbini colorati le amiche di “Marghe”, hanno il volto pallido e senza l’ombra di un sorriso.

La messa funebre comincia con il messaggio del vescovo Italo Castellani letto da don Marsili. «È davvero difficile per me prendere la penna per scrivere queste parole - inizia il testo -. Ma non voglio fare a meno in questo momento di essere vicino alla famiglia di Margherita. Sono vicino in questo momento di sofferenza e speranza anche ai parenti, gli amici. Come un padre mi affido alla consolazione del Vangelo... Margherita non è morta, la sua vita continua. Margherita dorme nella vita di Dio, come un fiore bellissimo è nel suo giardino».

È toccante l’omelia di don Amerigo, con la voce rotta dal pianto. «È difficile anche per un prete - dice dall’altare - parlare di una vita spezzata improvvisamente. Non ci si abitua alla morte prematura. La persona che ci ha lasciato è ancora con noi. Tocca a noi adesso entrare in questo mistero. Ora che è vicina a Dio, Margherita veglia su tutti voi, sulla famiglia e su tutti quelli che ha amato. Non la vedremo più, è vero. Cambia il modo di comunicare con lei: ora il luogo di incontro è il cuore di Gesù».

La cerimonia continua. Tutti pregano, tutti cantano. Per distribuire la Comunione si formano due file in chiesa e due fuori, in tutto quattro sacerdoti attraversano la chiesa di Padule.

È contenuto, composto, il dolore dei genitori di Margherita, mamma Cristina e babbo Orlando, con i fratelli Alessandro ed Elena, quest’ultima in divisa gialloblu. Finito il rito funebre è Cristina, stretta nel suo cappotto spigato, a dare coraggio.

In chiesa, tra gli altri, il sindaco Alberto Baccini, il vicesindaco Leonardo Fornaciari, il presidente del consiglio comunale Lori Del Prete, l’assessore provinciale (ex sindaco di Porcari) Luigi Rovai. «Tanta gente come oggi non si è mai vista a un funerale a Porcari - dirà poi il sindaco -. È una tragedia che ha sconvolto tutti».

Il feretro bianco esce dalla chiesa. Solo un cuscino di rose bianche sopra, insieme a un piccolo cuore di cartone con i nomi degli amici e a un mazzolino di margherite del prato raccolte all’ultimo momento.

Si scioglie un applauso, ma contenuto. In aria vola un mazzo di palloncini bianchi. E il dolore torna a esplodere nel pianto. Spuntano i cartelli finora tenuti dalle amiche di Margherita. Belli, colorati, pieni di vita. Uno è stato attaccato anche al cancello dell’abitazione dei Tocchini, poco distante la chiesa, in via Fossanuova. «Marghe Tok - c’è scritto a lato di un’enorme palla a spicchi - volevi essere la migliore a basket... sei la migliore di tutti noi». Accanto, costellata di altre margheritine raccolte, c’è una scala di pianoforte, c’è un angelo che canta. È Margherita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa