Il Tirreno

Lucca

«Ciao piccolo angelo ti ameremo sempre»

«Ciao piccolo angelo ti ameremo sempre»

Una comunità incredula per la tragica morte della studentessa di 12 anni E alla scuola media Pea regna un silenzio carico di dolore e di sgomento

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PORCARI. Il giorno dopo il lutto la scuola resta avvolta in un dolore silenzioso. Non c'è niente di particolarmente scomposto, niente di straziante. Eppure è come se tutti in quel casermone di cemento armato di un giallino sbiadito e consumato trattenessero il fiato. Una piccola comunità che resta in sospeso, proprio come nell'attimo prima di scoppiare in lacrime, quando il pianto si blocca in gola facendola bruciare.

Appare così la scuola media “Enrico Pea” di Porcari all'indomani dell'incidente che ha causato la morte di Margherita Tocchini, studentessa di 12 anni, al primo in quell'istituto. Appena entrati nel grande atrio, la sua classe si trova di fronte. Impossibile non riconoscerla: sulla porta, infatti, qualcuno ha attaccato un cartoncino con su scritto una dedica, circondata dai nomi dei compagni e da tanti fiorellini colorati. Poi, poco a poco, i cartelloni spuntano ovunque. Lungo il corridoio e sulle vetrate d'ingresso, margherite giganti, cuori, pensieri e ultimi saluti.

«Non ti dimenticheremo mai, ti amiamo Marghe»: sono gli amici, i compagni di classe, quelli di scuola più grandi oppure i ragazzi e le ragazze del gruppo sportivo, con cui Margherita si allenava tutte le settimane. La prima A resta chiusa, serrata. Ogni tanto qualcuno esce alla ricerca di uno scotch o di un paio di forbici. Qualcun altro porta in mano un pennarello o uno cartoncino colorato, sguardi veloci, sospiri intensi, poche chiacchiere. Negli occhi ognuno di questi ragazzi di 11, 12, 13, 14 anni, che per la prima volta hanno sentito la morte così vicina, così a portata di mano, non più un tabù, non più una cosa lontana e distante, ma un fatto concreto a cui pensare, con cui confrontarsi, mostrano un'incredulità totale.

«Piangeva tutta la scuola – racconta la bidella dell'istituto – tutti tutti tutti. Insegnanti, studenti, chiunque. Non ci sono parole, non esiste aggettivo per descrivere lo stato d'animo che ci portiamo dentro. Era al primo anno da noi, ma subito si è fatta notare per il modo di fare così semplice e disponibile, una bimba seria, puntuale, educata, studiosa. Anche i professori sono provati, fanno difficoltà a trattenere le lacrime, ma sanno che c'è tutto il resto della classe che aspetta un loro sorriso. O comunque un loro conforto, un punto di riferimento necessario».

Intanto la bidella si dirige verso un'altra sezione, dove la vicepreside Amelia Baldi sta facendo lezione. Sono più di vent'anni che presta servizio a Porcari e quando parla di quello che è successo gli occhi diventano lucidi. «Non mi ero mai trovata in una situazione del genere... Il mio pensiero va anche al fratello e questo non mi dà pace: lo conosco bene, anche lui ha fatto qui le medie, povero ragazzo, non ci posso pensare», confessa. E scuotendo la testa torna in portineria. «Non era mia alunna Margherita – racconta la vicepreside Baldi – ma i ragazzi li conosciamo tutti. Poco fa parlavo con i suoi insegnanti: era una ragazzina positiva, sia nello studio sia nel rapporto con gli altri, piena di entusiasmo e di interessi. Oltre a giocare a basket suonava il pianoforte, una persona speciale, veramente. Eh no, non è facile per niente. I compagni sono rimasti molto male, sono colpiti, frastornati. Poi c'era chi aveva un rapporto più stretto e chi meno, ma è un lutto che coinvolge tutta la scuola. Alcuni sono proprio distrutti, abbattuti: sentivo che i professori hanno cercato di affrontare da subito l'argomento, farli sfogare e poi sforzarsi fra tutti, oltre il dolore e oltre la disperazione, di ricordare Margherita come un esempio da seguire, come una persona da emulare in virtù del suo impegno nella scuola, nell'amicizia e nella vita».

Nell'istituto regna un silenzio irreale, un'atmosfera incompiuta, sospesa. Una sensazione che si fa strada e diventa certezza quando arriviamo nel cortile. Una classe sta facendo ginnastica, ma non vola una mosca. Né uno schiamazzo, né una risata. Anzi, di botto i ragazzini si fermano e restano ad ascoltare la prof di educazione fisica mentre parla della sua alunna. «Per descrivere Margherita e il suo atteggiamento verso la scuola racconto solo questo episodio: l'altro sabato mi ha salutata dicendomi arrivederci prof, martedì ci vediamo! E lo diceva entusiasta, felice, come per dirmi che non vedeva l'ora che passasse il fine settimana per tornare a scuola. Stava bene in classe, studiava volentieri, era la migliore dell'istituto, impegnata nello sport, nella musica, attenta al rapporto con gli altri. La studentessa che chiunque avrebbe voluto». Ora si fa fatica a seguire le lezioni, a restare concentrati. Come se tutti questi ragazzini così spaventati volessero solo fermarsi e pensare, oppure parlare fino allo sfinimento di quello che è successo.

Nadia Davini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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