Il Tirreno

Lucca

Molini Maionchi verso l’autofallimento

di Luca Tronchetti
Molini Maionchi verso l’autofallimento

L’amministratore presenta al giudice delegato la rinuncia al concordato per l’impossibilità di soddisfare i chirografari

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LUCCA. La notizia arriva all’improvviso e forse inattesa visto che il 20 marzo era in programma l’assemblea dei creditori. Luigi Maionchi, 70 anni, amministratore unico della Molino S. Pietro a Vico srl all’Acquacalda e azionista di maggioranza della Molino Maionchi Silvio & C. in via del Brennero, attraverso i suoi legali rinuncia al concordato preventivo e presenta al giudice delegato Giacomo Lucente l’istanza di autofallimento dei due grandi molini che hanno fatto la storia dell’imprenditoria lucchese con l’acquisto delle farine di grano tenero e la commercializzazione dei marchi Molino Maionchi e Molino Goggioli. Il buco complessivo è di 10 milioni e i 58 dipendenti dei due stabilimenti sono in cassa integrazione e a rischio mobilità. Tutto è perduto, dunque? Per i legali della famiglia Maionchi, avvocati Giovanni Iacomini e Gaetano Anastasio e i commercialisti Ugo Fava e Giovanni Bulckaen, la nuova prospettiva del tutto simile a un «concordato fallimentare» invece è l’unica in grado di poter garantire un futuro aziendale. Perché l’unica proposta d’acquisto formulata in questi anni per rilevare entrambi i complessi aziendali (23mila 600 metri quadrati) resta ancora valida. È quella del Gruppo Casillo.

Numeri impietosi. Analizzando bene lo stato passivo e la parte attiva - anche attraverso l’opera dei commissari giudiziali Andrea Murri e Riccardo Della Santina - è emerso che ai creditori chirografari (fornitori in primis) poteva spettare al massimo un irrisorio 0,43% impossibile da approvare in sede assembleare. Il motivo? Gli alti oneri finanziari delle banche, i valori immobiliari posti a garanzia del credito (tra cui la villa Maionchi) e le nuove normative favorevoli all’agenzia delle Entrate e che in pratica impediscono di «degradare», per esempio, l’Iva che deve essere versata interamente. Due anni fa, quando è stato elaborato il piano, il valore di mercato degli immobili dava garanzie che oggi non riesce più a dare. Tanto che i valori si sono più che dimezzate e una villa storica stimata 6 milioni nel piano concordatario viene valutata 3 e non si riesce a vendere neanche a due. Con il concordato fallimentare le ipoteche scritte diventano inefficaci così come gli oneri finanziari delle banche. Con l’autofallimento i creditori dotati di privilegio non potranno ottenere il 100% del credito, ma i chirografari non saranno penalizzati come nel caso dell’approvazione del concordato preventivo.

L’accordo di gennaio. Quindici mesi fa a palazzo Ducale era stato firmato un accordo sindacale per riavviare le macchine ferme dal 2012. E la Molino Lucca srl, società del Gruppo Casillo, aveva rilevato in affitto le due aziende riavviando così l’attività produttiva con la riassunzione immediata, in fase di start up, di 14 lavoratori. E nell’accordo era stata messa nero su bianco la possibilità di riassorbire altri dipendenti in base alla crescità dell’attività produttiva. Da quanto affermano i legali della famiglia Maionchi questa prospettiva è ancora valida e il gruppo Casillo è sempre intenzionato all’acquisto dei due molini. È bene ricordare che il Molino San Pietro a Vico lavora grano tenero per panifici, pasticcerie e forni mentre il Molino Maionchi produce semola di grano duro per pastifici industriali. Maionchi è un marchio storico per la Lucchesia e per il made in Tuscany e serve lo sforzo unanime di istituzioni, maestranze e organizzazioni sindacali per salvare un patrimonio nazionale.

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