Sicurezza
Contributi elettorali, Favilla condannato
Nove mesi e 8mila euro di multa all’ex sindaco per finanziamento illecito. Sette mesi per Hadj e Federighi, assolto Mazzoni
LUCCA. Il contributo elettorale legato alla fattura di 3264 euro pagata dal presidente della cooperativa Morelli su richiesta dell’allora candidato a sindaco ed emessa dalla ditta «Emme & Emme» per la fornitura di carta e materiale di cancelleria per la campagna elettorale del 2007 costa all’ex sindaco Mauro Favilla, 80 anni, all’epoca dei fatti portabandiera del centrodestra, una condanna a nove mesi di reclusione e ottomila euro di multa per finanziamento illecito. Il dispositivo della sentenza viene letto ieri mattina poco dopo le 10 dal giudice Enrico Mengoni che contestualmente condanna a sette mesi di reclusione e seimila euro di multa l’ex presidente dell’As Lucchese Libertas 1905, Fouzi Ahmad Hadj, 60 anni, e l’allora presidente della cooperativa di facchinaggio «Morelli», Marcello Federighi, 56 anni, di S. Maria del Giudice (unico presente in aula al momento della sentenza). Per il giudice entrambi avrebbero concesso i finanziamenti al candidato sindaco del centrodestra senza che fossero deliberati dagli organi sociali competenti e iscritti quindi al bilancio d’esercizio. Assolto per la mancanza dell’elemento soggettivo (vale a dire la consapevolezza dell’azione od omissione nella commissione del reato) il mandatario elettorale di Favilla, Natale Mazzoni, 77 anni, difeso dal professor Enrico Marzaduri. Per tutti gli imputati condannati in primo grado è stata concessa la sospensione condizionale della pena e i loro legali ricorreranno in Appello in attesa di conoscere tra quindici giorni le motivazioni della sentenza.
La posizione di Favilla. Il pubblico ministero Fabio Origlio - in base alle minuziose indagini svolte dai carabinieri della polizia giudiziaria in servizio in procura - aveva chiesto per l’ex sindaco la condanna a un anno di reclusione per il finanziamento illecito relativo alle amministrative del 2007. Il giudice invece ha condannato Mauro Favilla limitatamente alla fattura pagata dal presidente della cooperativa «Morelli» assolvendolo invece sia dal finanziamento dell’allora presidente della Lucchese Fouzi Hadj attraverso un assegno di 7500 euro erogato tramite il conto intestato alla squadra di calcio cittadina sia dai sei versamenti in contanti sul conto corrente personale del futuro sindaco Favilla per un importo di 172mila euro. Versamenti in contanti da enti o persone ignote così suddivisi: 14mila euro nel luglio 2006, 9mila euro nel novembre 2006, 88.700 euro nel gennaio 2007, 40mila euro nel febbraio 2007, 15mila euro nell’aprile 2007 e 6mila euro nel maggio 2007. Denaro che, per l’accusa, veniva versato sul conto personale del Banco S. Gimignano e Prospero e che Favilla avrebbe utilizzato in parte per finanziare la sua campagna elettorale con giroconti sul conto corrente Cassa Risparmio Lucca intestato alla voce « spese elettorali di Favilla».
Prescrizione in agguato. Il primo round quindi va all’accusa con il pubblico ministero che aveva chiesto sei mesi per Hadj e Federighi che il giudice ha condannato a un mese in più, ma ne aveva chiesti nove per Mazzoni che invece è stato assolto per non aver commesso il fatto. Ma si tratta di una vittoria simbolica perché l’istituto della prescrizione è in agguato e arriverà in soccorso agli imputati come un orologio svizzero. I fatti-reato risalgono infatti al periodo 2006-2008 e il finanziamento illecito ai partiti si prescrive in sette anni e mezzo. Entro settembre 2015 la prescrizione annullerà tutto. Con la Corte d’Appello che forse avrà fatto in tempo a fissare l’udienza.
Le dichiarazioni di Favilla. l’ex sindaco, in serata, rilascia questa dichiarazione: «Dichiaro la mia più grande sorpresa per questa decisione del tribunale, perché io mi sono sempre comportato correttamente. Ho avuto modo di dimostrare, attraverso il mio legale, di non aver commesso irregolarità in realzione ai primi due addebiti e mi fa piacere constatare che il giudice lo abbia riconosciuto. Preciso che per quanto rigaurda il terzo addebito - oggetto di condanna - io non ho commesso reato alcuno. Infatti la questione è nata su una fattura di una societa di Cascine di Buti (la Emme Emme) che è relativa a materiale stampato per ordine e conto di un gruppo politico ("Governare Lucca"): agli atti del processo risulta la dichiarazione del titolare della Emme Emme fatta all'ufficiale di polizia giudiziaria con cui riconosce che non ha mai avuto alcun tipo di rapporto né con me, né con i miei collaboratori; che ha avuto rapporti soltanto con "Governare Lucca" e che era stato nella loro sede;che il materiale stampato dalla sua azienda gli era stato ordinato da "Governare Lucca" e indica anche la persona con cui aveva rapporti. Come posso io esser responsabile di fatti che riguardano altre persone e altri soggetti? Sono certo che in appello sarà pienamente riconosciuta la mia correttezza».
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