Finanza
Ora è a rischio la salute dei lecci potati e “zollati”
I 29 alberi secolari in inizio destinati a espianto e ripiantumazione vanno curati Hanno bisogno di terriccio buono e pali di sostegno per impedire che cadano
LUCCA. Occorrerà intervenire subito sui ventinove lecci quasi centenari di piazzale Verdi già sottoposti a interventi di sfoltitura delle chiome e zollatura delle radici in vista del trasferimento in altra sede. Ora, con la sospensione del progetto di trasformazione di piazzale Verdi nel “Nuovo Anfiteatro” e lo stop a qualsiasi azione collegata, ci si dovrà prendere cura delle piante per impedire che gli interventi fin qui subiti possano avere conseguenze sulla loro salute.
In parole semplici, è quanto prospetta Francesco Lunardini, agronomo dell’Opera delle Mura. «Se l’intervento si ferma qui - spiega Lunardini - la salvaguardia degli alberi non dovrebbe essere un problema, perché la parte più complicata dell’operazione, ovvero il trasferimento delle piante, non è stata compiuta. Gli alberi sono stati zollati e le radici scavate. Per metterli al riparo da eventuali danni, a questo punto sarà necessario allargare gli scavi intorno alle radici e inserire terriccio di buona qualità. Dovranno però essere mantenuti i pali di sostegno, per impedire che le piante non cedano. Il sostegno dovrà rimanere finché gli alberi non riprenderanno vigore. Un intervento da compiere in loco. Il vantaggio è che le radici sono state toccate solo nella parte esterna, laterale, non in quella più profonda».
Secondo i piani iniziali poi saltati i ventinove lecci, dopo la sfoltitura delle chiome, la zollatura e l’arieggiamento delle radici compiuti lo scorso autunno, avrebbero dovuto essere trasferiti nella nuova sede (sempre nelle vicinanze di piazzale Verdi, anche se il piano di ricollocazione che doveva essere a suo tempo presentato alla Soprintendenza per l’autorizzazione era stato rallentato dal ritrovamento di mura della seconda cinta nell’aiuola grande di piazzale Verdi) entro fine febbraio. Visto che il periodo previsto per il trasloco è trascorso, gli alberi, rimanendo al loro posto ma in una situazione alterata, possono avere sofferto? Lunardini si sente di escluderlo. «Le radici sono state allentate - spiega -, intorno è stato realizzato quello che in gergo si chiama tornello. Certo, se avessimo potuto potare un po’ meno le chiome...».
L’’avventura degli alberi storici di piazzale Verdi si avvia così a conclusione, seppure con un brusco cambiamento di finale. Intorno alla loro destinazione, agli interventi da apportare in vista del loro trasloco, c’è stato un gran movimento.
Il coordinamento delle operazioni fu affidato al professor Francesco Ferrini, docente di discipline agroforestali a Firenze. In prima battuta fu eseguito un censimento delle piante presenti fra piazzale Verdi e piazzale San Donato nelle aree comprese nel progetto di riqualificazione urbana: 10 risultarono polloni (piante non sviluppate), 81 le piante adulte (età media sui novant’anni). Di queste ultime, 29 erano gli alberi destinati a espianto e ripiantumazione in altra sede, tra 10 e 16 le piante destinate all’abbattimento.
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