Il Tirreno

Lucca

SFRATTATO DALLO STUDIO

«Ho ancora in conti bloccati faccio una vita francescana»

LUCCA. «Grazie all’inchiesta mi sono abituato a una vita francescana: ho ancora i conti correnti bloccati e da gennaio, dopo aver ricevuto lo sfratto esecutivo, non ho più lo studio professionale all’...

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LUCCA. «Grazie all’inchiesta mi sono abituato a una vita francescana: ho ancora i conti correnti bloccati e da gennaio, dopo aver ricevuto lo sfratto esecutivo, non ho più lo studio professionale all’interno delle Officine della Latta». C’è ironia nelle parole dell’ex super assessore Marco Chiari, difeso dall’avvocato Sandro Guerra. L’imputato cerca di chiarire al collegio giudicante come non vi sia stata corruzione nella vendita alla Safill dei 65 posti auto in cambio di un prezzo di favore per l’affitto di 110 metri quadrati in quel contenitore al costo mensile di mille euro (il pm contesta che originariamente erano 1300 euro). «Non c’era convenienza economica, ma l’ho voluto per una questione di prestigio. Quei locali li ho rifatti completamente spendendo circa 40mila euro (le fatture sono agli atti). E a questo vanno aggiunti 8-900 euro al mese di spese vive. Avevo chiesto almeno due posti auto, ma da tanto che alla Safill erano amici me ne hanno concesso solo uno (come da contratto) e così ho affittato altri due posti auto a 500 euro. E alla fine non mi hanno mai invitato a cena e non ho ricevuto in regalo nemmeno una lattina d’olio». Sulla trattativa tra la giunta comunale e la ex Safill l’ex superassessore fa riferimento all’incontro del 19 gennaio 2010. Da una parte lui, l’ex direttore generale Massimiliano Volpi e il geometra Pelletti e dall’altra il legale rappresentante Safill, Alberto Baraldi e il consulente Franco Giorgetti. «Era volontà del Comune quella di dismettere il patrimonio e quel parcheggio era un costo insopportabile». Safill offre al direttore generale 300mila euro (valore dell’usufrutto), il Comune non li accetta perché il geometra Pelletti sostiene che il valore del parcheggio è di 430mila euro. «C’è una trattativa - chiude Chiari - tra pubblico e privato e si chiude a 400mila. Io quei 30mila euro non li ho presi». (l.t.)

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