Sicurezza
Bonifica ex officine Il Tar boccia il ricorso della Lazzi
Per i giudici l’inquinamento è causato dalla presenza dei bus Se la società non partirà coi lavori, interverrà il Comune
LUCCA. Alla fine sembra che dovrà essere proprio la Lazzi a dover effettuare la maxibonifica dell’area lungo viale Catalani che per decenni ha ospitato l’autofficina del gruppo di trasporto pubblico: il Tar della Toscana ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dalla società e a questo punto i margini d’azione per il gruppo fiorentino sembrano restringersi.
Alla base di tutto c’è l’ordinanza dello scorso marzo della Provincia, che intimava a Lazzi di procedere alla bonifica. I lavori sull’area, acquistata dalla Guinigi costruzioni con l’idea di realizzarvi un complesso residenziale, si erano bloccati dopo la scoperta del pesante inquinamento del terreno a causa - fra l’altro - di idrocarburi e solventi. Una contamninazione che, secondo un rapporto stilato dalla polizia provinciale, è da addebitarsi proprio alla presenza ultradecennale (dal 1940 al 2003) dell’officina per la riparazione dei bus.
Per tutta risposta, la Lazzi aveva presentato un ricorso al Tar (con richiesta di sospensiva) per “cassare” due passaggi precisi dei documenti che si sono accumulati sul caso. Il primo riguardava la presentazione di un piano di caratterizzazione delle matrici terra e acqua, propedeutico alla bonifica vera e propria. Piano che l’ordinanza della Provincia chiedeva entro sei mesi e il cui termine era poi stato prorogato dal Comune fino al 31 gennaio.
Il secondo punto riguardava invece un provvedimento adottato in conferenza dei servizi che confermava come la destinazione d’uso dell’area fosse assimilabile a quella residenziale. Un particolare non da poco, visto che le bonifiche per questi tipi di aree sono più complesse e assai più costose rispetto a quelle per zone con destinazioni commerciali o produttive.
I giudice del Tar hanno però rigettato queste richieste, dando ragione alla Provincia (rappresentata dall’avvocato Lorenzo Corsi), al Comune (tutelato dagli avvocati Carmela di Filippo e Luca Campinoti) e lla Guinigi Costruzioni, difesa dai legali Simone Leo, Elena Beconi e Salvatore Bianchini.
Il tribunale amministrativo non si è semplicemente limitato a rigettare la sospensiva. Ha anche asserito che «dagli atti istruttori, effettuati nel corso dei vari procedimenti che si sono susseguiti, emerge con alta probabilità che l’inquinamento rilevato sia stato cagionato nel corso del tempo dalla società ricorrente, o comunque da società del gruppo che in passato hanno gestito il deposito».
Cosa accadrà ora? La Lazzi dovrebbe terminare il suo piano di caratterizzazione e poi dare il via alla bonifica. Un’opera complessa e impegnativa, anche dal punto di vista economico: si parla di un impegno da almeno tre milioni di euro. Il condizionale, però, è d’obbligo. Può anche succedere, infatti, che i lavori non comincino nei prossimi mesi. In quel caso il Comune avrebbe il diritto-dovere di subentrare al privato, realizzando la bonifica a proprie spese. In un secondo tempo, poi, potrebbe rivalersi per riavere quanto speso. Inutile dire che a palazzo Orsetti la speranza è che la società, finalmente, decida di ripulire il terreno dell’area di Sant’Anna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google