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Lucca

Nel 1999 massacrò La MAMMA

Scappa dalla comunità l’omicida di S. Concordio

Scappa dalla comunità l’omicida di S. Concordio

LUCCA. Tra due anni potrebbe tornare in libertà dopo l’orribile delitto della madre massacrata a colpi di piccozza e poi squartata con un coltello da cucina il 10 dicembre del 1999 nella sua...

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LUCCA. Tra due anni potrebbe tornare in libertà dopo l’orribile delitto della madre massacrata a colpi di piccozza e poi squartata con un coltello da cucina il 10 dicembre del 1999 nella sua abitazione a San Concordio. Ma alcuni giorni fa Jader Luca Grida, 45 anni, geologo mancato e diventato pittore e scrittore negli anni d’internamento prima all’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino e poi, dopo un tentativo di evasione conclusosi con la frattura del femore della gamba destra, al manicomio di Sant’Eframo a Napoli è tornato a far parlare di sé per l’allontanamento dalla comunità terapeutica «Sbuccia» a Castrocaro Terme. Quarantotto ore di assenza che hanno tenuto in apprensione i responsabili del centro e i carabinieri. Una persona che al momento di uccidere era stata ritenuta, attraverso una perizia psichiatrica, affetta da una forma di schizofrenia e totalmente incapace di intendere e volere. Quindi per i militari un individuo pericoloso. Alla fine è stato rintracciato telefonicamente dalle forze dell’ordine. Agli inquirenti ha detto di trovarsi a Napoli – la città di cui si è innamorato durante la pemanenza a Sant’Eframo - per ragioni personali assicurando che sarebbe rientrato. In effetti 48 ore dopo la sua fuga ha fatto ritorno all’unità operativa facendo tirare un sospiro di sollievo a chi lo ha in cura e ai militari che erano pronti a diramare le ricerche. Anche perché qualche mese prima Jader Grida, un omone di un metro e novanta che si è fatto crescere i baffi, era stato ricoverato all’ospedale di Forlì per il riacutizzarsi dei sintomi clinici. Un allontamento momentaneo che potrebbe pesare al momento della remissione in libertà tra l’altro chiesta tre anni fa con due lettere indirizzate al suo ex avvocato. Un delitto orribile che scosse la città e portò i giudici della Corte d’Assise di Lucca a condannarlo a 10 anni di internamento in un ospedale psichiatrico giudiziario. Rintracciato in un albergo vicino alla stazione dalla polizia dopo aver massacrato la madre Giovanna Giorgetti, 58 anni, infermiera, l’allora trentunenne geologo specializzato in vulcanologia con freddo distacco confessò l’omicidio della madre non ritenendosi responsabile del crimine. Un’instabilità mentale la sua emersa durante tutte le fasi del processo. La sua mente era obnubilata dall’uso di droghe pesanti che – prima del folle gesto – lo avevano ridotto a vivere come un barbone vagabondando per l’Italia. Non a caso i carabinieri di San Concordio trovarono nella sua casa un libretto dal titolo «Manuale del perfetto clochard».(l.t.)

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