Il Tirreno

Lucca

Bidelle, allarme per i tagli nelle scuole

di Nadia Davini
Bidelle, allarme per i tagli nelle scuole

Dal 1° marzo i servizi potrebbero essere ridotti. Domani incontro in prefettura con presidio delle lavoratrici

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LUCCA. «Stefania Giannini faccia una scelta civica: impedisca l'ulteriore taglio alle ore di pulizia nelle scuole». Fra i tanti saluti e auguri al neoministro lucchese, ne arriva uno molto concreto e diretto. Che assume quasi le sembianze di un vero e proprio appello. Così Massimiliano Bindocci, segretario provinciale della Filcams Cgil, denuncia quello che sta accadendo nelle scuole della provincia, con la riduzione imminente delle ore alle lavoratrici degli appalti di pulizia. Il taglio, infatti, è alle porte e se non si trova la copertura finanziaria la riduzione potrà essere attuata già dalla prossima settimana.

Il copione le lavoratrici delle pulizie lo conoscono a memoria, visto che anni ormai si scontrano con l'incubo dei tagli e della cassa integrazione, in una situazione generale di precarietà e continua incertezza. «Si va avanti di proroga in proroga – spiega Bindocci – se prima, poi, la proroga era semestrale, ora invece va rinnovata, rincorsa, sudata di mese in mese».

Ma qual è la situazione? In Toscana il servizio è stato affidato a Dussman mentre la ditta subappaltatrice per Lucca è Auriga, una società pugliese. Inizialmente l'accordo (firmato a dicembre) aveva garantito il passaggio dei lavoratori alle stesse condizioni contrattuali dal vecchio al nuovo appalto almeno fino al 28 febbraio, inoltre la concessione della cassa integrazione in deroga da parte della Regione per coprire il precedente taglio del 25 per cento delle ore di lavoro (attuato con la legge Gelmini) e il reperimento delle risorse necessarie per mantenere l'orario di servizio invariato fino alla fine dell'anno scolastico, avevano fatto tirare un sospiro di sollievo.

«Eravamo riusciti a trovare una copertura economica per arrivare fino a giugno – continua Bindocci - L'emendamento era passato in commissione al Senato e rientrava nel decreto “Salva Roma”. A Palazzo Madama, però, per motivi di fretta e per evitare ulteriori lungaggini hanno deciso di stralciare circa ottanta emendamenti, fra cui anche quello che riguardava la situazione delle lavoratrici delle pulizie. Quindi ci ritroviamo nella situazione iniziale, con il problema concreto che a giorni la ditta che ha vinto il nuovo appalto riduca fortemente il servizio».

Il rischio, quindi, è quello di trovarsi assunti a condizioni inferiori rispetto al passato con una riorganizzazione del lavoro e dell'orario e con inevitabili ricadute sulla qualità del servizio. Con il nuovo appalto, infatti, il ministero ha ridotto del 35 per cento a livello nazionale le risorse messe a disposizione per pulizia e servizi ausiliari. Un taglio che «non è orizzontale, ma varia da scuola a scuola: tutto dipende dalla valutazione fatta dal dirigente scolastico nel capitolato. Le conseguenze negative saranno tangibili». La maggior parte di queste figure professionali sono state inserite nelle scuole con la legge di stabilizzazione per i lavori socialmente utili. Si tratta di 150/180 persone in tutta la provincia, di cui una cinquantina su Lucca, una quindicina su Capannori e una dozzina per la Mediavalle.

Un centinaio sono lavoratrici monoreddito: facevano 36 ore settimanali, poi con la riforma Gelmini e con il taglio del 25 per cento, sono passate a 27 ore a settimana, con 9 ore di cassa integrazione. In moltissime fanno orari spezzati, si dividono tra più istituti, rincorrendo corridoi e classi da sistemare per il giorno dopo, scuole da aprire e da chiudere, studenti da accogliere alle 8 di mattina, da accompagnare all'uscita o da sorvegliare durante la ricreazione: il carico di lavoro aumenta e il tempo per poterlo svolgere diminuisce inesorabilmente.

Lo stato di agitazione, ormai, è dichiarato. Per domani è previsto il presidio in Cortile degli Svizzeri e l'incontro con il prefetto, mentre per il 4 marzo è fissato lo sciopero. A giorni, poi, i sindacati vedranno i parlamentari della zona per esporre i vari problemi e prevedere efficaci strategie di azione. «Non accettiamo la cassa integrazione – conclude Bindocci – Nelle scuole c'è tanto lavoro da svolgere e c'è tanto bisogno di queste lavoratrici. Intanto stiamo pensando di predisporre anche una verifica a livello giuridico per capire se, qualora dovessero partire i tagli, il contratto attuativo che verrà preparato e il compenso previsto siano congrui con il servizio richiesto. Non vogliamo che il governo risparmi, ma neanche che le ditte speculino e guadagnino sui lavoratori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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