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Lucca

Tentò il suicidio in reparto, Asl condannata

Tentò il suicidio in reparto, Asl condannata

Il caso risale a 25 anni fa, la donna è rimasta in carrozzella. I familiari vogliono incontrare D’Urso

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LUCCA. Nel 1989 tentò di uccidersi gettandosi da una finestra dell’ospedale di Castelnuovo. Oggi, a distanza di 25 anni, la corte di appello di Firenze condanna l’Asl al pagamento di circa un milione di euro per la mancata vigilanza. Ma la storia non è ancora finita: fra le parti, infatti, non c’è accordo e l’azienda è pronta a portare il caso fino in Cassazione.

Al centro di questa lunga e dolorosa vicenda una donna, che al momento dei fatti (nel maggio del 1989), aveva 24 anni: venne ricoverata nell’ospedale di Castelnuovo per gravi problemi psichici. Ma riuscì a raggiungere la finestra del bagno e da lì si tirò di sotto. La ragazza non morì, ma da allora è rimasta su una sedia a rotelle.

E da lì è cominciata un’altra via crucis, quella intentata dai familiari nei tribunali, assistiti dai legali dello studio Bianchini-Marcoli-Rossi di Barga. Sia la sentenza di primo grado (nel 2005) sia quella di appello hanno dato loro ragione. Secondo la Corte, infatti, la paziente che già aveva tentato il suicidio due volte, doveva essere strettamente sorvegliata o comunque ricoverata in un ospedale attrezzato alla sorveglianza psichiatrica. Invece venne, con omissione colposa, ricoverata nel reparto di medicina.

Come accennato, però, la vicenda non è finita qui. Anzi, il timore dei familiari è che possa proseguire ancora per diversi anni, visto che l’azienda molto probabilmente presenterà un ricorso alla Corte di Cassazione. E proprio i congiunti della ragazza hanno un dubbio: «Non comprendono - spiegano i legali - l’ostinazione dell’Usl a non corrispondere quanto stabilito dai giudici, con due sentenza conformi. Sospettano che le somme, già accantonate in bilancio in forza della prima sentenza di condanna , vengano dirottate a colmare quella voragine di spesa che la costruzione dell’Ospedale nuovo sta provocando alle casse dell’Asl».

Sulla base di questo sospetto, hanno dato incarico ai legali di denunciare la vicenda alla procura della Corte dei conti per i dovuti controlli contabili. L’incarico è stato dato anche per chiedere il sequestro conservativo delle somme in attesa del pagamento. I familiari hanno, anche chiesto al direttore generale Antonio D’Urso, un incontro personale, cui sarà presente la vittima e in settimana, chiederanno un incontro urgente anche con il Presidente della Regione Enrico Rossi.

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