Il Tirreno

Lucca

La modista che crea anche i cappelli fatti con la pietra

di Paola Taddeucci
La modista che crea anche i cappelli fatti con la pietra

Isabella Scotti nel suo atelier-laboratorio di Saltocchio fa tornare d’attualità un mestiere da salvaguardare

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LUCCA. Gli ultimi che ha creato sono di pietra. Ardesia grigia e rosa. Ne ha ammorbidito con il calore alcuni sottilissimi strati, li ha cuciti e ne ha fatto due cappelli. Sì, cappelli di pietra. Leggeri come piume, a dispetto del materiale. Merito delle mani e dell'abilità di Isabella Scotti, 56 anni – per venti organizzatrice di eventi culturali dopo la laurea in lingue - che nel 2008 da Viareggio si è trasferita a Lucca dove ha avviato il suo laboratorio-atelier di modista, riprendendo una passione giovanile lasciata nel cassetto. C'era una volta la modista. Un mestiere che rimanda ad altri tempi e che nel linguaggio comune spesso viene impropriamente usato come sinonimo di sarta. La modista, in realtà, è chi crea, confeziona e orna cappelli per donna. Figura importantissima nella piramide della moda a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, dagli anni Cinquanta del Novecento ha perso la sua centralità con il cambiamento dei gusti e dell'economia.

Tradizione da salvare. Da una parte il cappello non è stato più visto come elemento indispensabile per completare una toilette femminile, dall'altra con il successo dei grandi magazzini e dei negozi si è affermato il “già pronto” sia nei capi d'abbigliamento che negli accessori. Oggi le modiste – come del resto le sarte – fanno parte di un artigianato di nicchia, che porta avanti una tradizione altrimenti destinata a scomparire.

Petra e Boy. A questa tradizione Isabella Scotti cerca di aggiungere qualcosa di originale e i cappelli di pietra ne sono l'ultimo esempio. Come ogni sua creazione hanno un nome: “Petra”, copricapo dalla linea importante ed elegante, è il grigio, mentre l'ardesia rosa è servita per “Boy”, tipico cappello da cowboy che la modista ha presentato lo scorso dicembre a Palazzo Tucci durante l'esposizione “A tutta moda”.

Cucire la pietra. «Mi piace sperimentare, trovare forme e materiali nuovi – dice –. Mi ci è voluto un anno per pensare alla realizzazione di questi cappelli. Avevo visto la pietra nell'ufficio di un amico: era una lastra, la toccai, sentii che era morbida. Poi ho cominciato a studiare come poterla rendere ancora più morbida e ho scoperto che si poteva fare con il calore, lavorando su uno strato sottilissimo. Ce l'ho fatta e sono arrivata a cucirla esattamente come se fosse stoffa».

Cinquanta cappelli. Ma Isabella cerca il nuovo anche con materiali classici. Con il tradizionalissimo feltro, per esempio, ha fatto “Chimera”, tra le sue ultime creazioni: è un copricapo di colore nero e verde bottiglia che si triplica – da qui il nome - grazie a un gioco di incastri, rovesci e aggiunte. Del resto al feltro, con le sue varianti come l'elegante velour, si affida tantissimo per i suoi cappelli, ognuno diverso dall'altro. In sei anni, da quando ha iniziato, ne ha oltre cinquanta in collezione, divisa tra le proposte per l'inverno, la primavera, da cerimonia e da sposa.

Piume e fiori. Prezzo minimo 180 euro, sono adatti ad ogni viso e ogni occasione. Minimal o sontuosi, sbarazzini o classici, semplici o bizzarri, sembrano donare a tutte le donne, anche a quelle che “mamma mia, non me lo provo nemmeno, non mi può stare bene”. «Invece – racconta Isabella – superato lo scoglio di indossarlo per la prima volta, vedesse come si piacciono». E si sentono bene ad osare. Succede, tanto per citarne alcuni, con “Brezza sull'erba”, grandissimo cappello a forma di cono ricoperto di piume marabout nere e verdi, con “Miriam”, turbante in lana di due colori, con “Lanterne rosse”, copricapo a spicchi pentagonali in sughero con nastri, fiori e perle. Ma anche con le coppole, i dischi, le pagliette estive e perfino con gli scenografici cappelli da sposa, tra cascate di piume, tulle e fiori di stoffa, tutti fatti e dipinti a mano dalla modista. Nobilitare il volto, d'altra parte, è ciò che Isabella vuole. «Non vedo il cappello nella sua funzione di coprire dal sole e dal freddo – dice – a me interessa il suo ruolo estetico e artistico, com'era una volta».

La scelta. Altrimenti non avrebbe avuto senso, sei anni fa, buttarsi in un'avventura piena di incognite e cambiare radicalmente tutto, trasformando in un mestiere quella che era una passione quasi infantile. «Dalla 3ª media non avevo più fatto un disegno, ma mi mancava la manualità. Così ho frequentato corsi di taglio e cucito, ho letto libri, ho imparato da una modista in pensione». Il primo cappello è nato durante un corso: una cloche di rafia gialla arricchita da narcisi. «Mi dissero che era bello e piacquero anche gli altri che feci subito dopo. Da lì ho cominciato». Oggi Isabella – che ha il laboratorio-atelier a Saltocchio - partecipa a sfilate e manifestazioni, collabora con stilisti e ha un sito Internet. E non ha smesso di studiare: ogni sera va a scuola, al corso Accademia del liceo artistico Passaglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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